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Draghi: «Il Covid spinge il debito, dobbiamo crescere di più»

«Non è finita» e «quando lo sarà…, se lo sarà» dovremo «a lungo confrontarci con le sue conseguenze». Tra queste: l’aumento del «debito», pubblico ma anche privato, che è destinato a crescere ulteriormente perché c’è da fronteggiare le varianti e mantenere i sostegni per chi ha perso il lavoro.Parte da questa premessa, dagli effetti provocati dalla pandemia, la lectio magistralis di Mario Draghi (alla presenza del capo dello Stato) per la chiusura dell’anno accademico dell’Accademia dei Lincei incentrata sul «debito». L’obiettivo primario però resta la crescita. Anche perché la riduzione del debito ne è una conseguenza: «Se portiamo il tasso di crescita strutturale dell’economia oltre quello che avevamo prima della crisi sanitaria, saremo in grado di aumentare le entrate fiscali abbastanza da bilanciare l’aumento del debito che abbiamo emesso durante la pandemia».

Draghi, dopo aver ringraziato gli accademici presenti e quanti tra i suoi maestri hanno fatto parte dei Lincei (da Caffè a Modigliani, da Steve a Solow) ripercorre i mesi segnati dal Covid. L’imposizione delle chiusure, per evitare l’ulteriore diffusione del virus e il collasso del sistema ospedaliero, senza aiuti pubblici avrebbero provocato una «depressione profonda», una «ondata di fallimenti» e «con conseguenze disastrose ». Così non è stato: grazie ai «sussidi e alle garanzie» siamo entrati «in una recessione severa ma temporanea». E «il costo di questa scelta» è stato l’aumento del debito «deliberato e soprattutto auspicabile», che in Italia è passato dal 135 al 160% del Pil.

Il premier si è detto convinto che la crescita sarà «significativamente» superiore a quella stimata dalla Commissione Ue (4,2%) anche grazie e soprattutto al mantenimento di una politica espansiva e alle condizioni finanziarie favorevoli della Bce. La pressione inflazionistica è debole e dunque ci sono spazi per politiche di bilancio a sostegno dell’incremento del Pil. Unica leva per ridurre il deficit che quest’anno, secondo la Commissione, raggiungerà l’11,7: «Se pensate che solo tre anni fa si discuteva del 2,4%, “forse è troppo, forse bisogna stare intorno al 2%”, è stato un grosso salto». Ora che la fiducia di famiglie e imprese sta tornando,bisogna mantenere tassi di crescita superiori a quelli degli ulltimi «dieci, forse anche vent’anni». Solo così si possono superare i ritardi del passato e gli effetti provocati dal Covid. A partire dal costo del debito prodotto durante e dalla pandemia, che può essere coperto anche solo mantenendo un tasso di crescita di poco superiore all’1%.

Una prospettiva che si realizza a condizione di far buon uso delle risorse prese in prestito, dai mercati così come da quelle messe a disposizione dall’Europa con Next generation Eu. Per questo – ha detto ancora Draghi – «l’Italia non ha avuto esitazioni a fare pieno uso di tutti i fondi messi a disposizione dall’Unione, sia le sovvenzioni, sia i prestiti». Le risorse da sole non sono però sufficienti. Per aumentare la produttività, ha ripetuto, bisogna realizzare le riforme contenute nel Pnrr (dalla Giustizia civile agli Appalti e alla Concorrenza oltre a semplificazioni e Pa).«Intendiamo contribuire a ricreare un clima di fiducia tra Stato e imprenditori, perché i privati scelgano di investire in Italia», ha detto ancora il premier che è tornato a sottolineare la necessità del coinvolgimento di donne e giovani migliorando servizi e formazione. Lo sguardo va rivolto al «gusto per il futuro», al 2030 e poi al 2050. Il presidente del Consiglio continua a spargere l’ottimismo della volontà. Questo «è un momento favorevole». Non solo c’è «abbondanza di risorse finanziarie» ma ci sono le condizioni politiche,«la capacità di superare alcune di quelle che erano considerate barriere identitarie». Speriamo che duri.

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