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Draghi: i salvataggi delle banche siano pagati dagli azionisti

di Luigi Offeddu

BRUXELLES — Quando le banche falliscono, è opportuno «assicurare che i costi dei fallimenti siano sostenuti da azionisti e creditori piuttosto che dal contribuente o dal più generale sistema finanziario» . Lo dice Mario Draghi, governatore della Banca d'Italia e presidente del Financial stability board, e anche (o soprattutto, in questo caso) candidato più probabile alla prossima presidenza della Bce, la Banca centrale europea. Draghi parla in una conferenza sul rafforzamento dei mercati finanziari, a Bruxelles, capitale di quella Unione Europea che negli ultimi anni — sotto la sferza della crisi — ha autorizzato o propiziato i salvataggi di banche inglesi, irlandesi, greche, tedesche, olandesi, in gran parte con fondi pubblici: ha dunque un peso e un significato particolare, il monito di chi guiderà quasi certamente la Bce dal prossimo autunno (ieri la sua candidatura è stata definita «inarrestabile» dal presidente dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker, in sintonia con i maggiori giornali tedeschi: un portavoce del governo a Berlino ha frenato, dicendo che nulla è ancora deciso, ma la sua è sembrata più che altro una tiepida smentita diplomatica). E'quello del cosiddetto "bail-in", lo schema profilato da Draghi per gli eventuali salvataggi futuri degli istituti finanziari: un nuovo quadro regolamentare «dovrebbe includere poteri di "bail-in"» , in grado di garantire appunto la partecipazione alle perdite da parte di azionisti e creditori. E l'Fsb, il Financial Stability Board, l'organismo che dal 1999 riunisce rappresentanti dei governi e delle banche centrali per promuovere la stabilità finanziaria internazionale, sta ora «esplorando opzioni contrattuali sia statutarie » in questo senso. Ma l'incontro di Bruxelles è stato anche l'occasione per tracciare un bilancio più generale, di come la crisi viene affrontata. Per quanto riguarda la riforma del sistema finanziario internazionale, il giudizio del governatore della Banca d'Italia è moderatamente ottimista ma fissa dei paletti: «sono stati fatti grandi progressi, e oggi l'industria dei servizi finanziari è completamente diversa da quello che era quattro anni fa» ; però «è venuto il momento di cambiare le leggi. E concentrarsi sul farlo in maniera coerente a livello internazionale» . Per le banche, in particolare, torna la prova degli stress test, le prove di resistenza: e Draghi chiede che siano «credibili e applicati in modo efficace e trasparente in tutto il continente» . Più in là, sulla media distanza, la ripresa economica c'è ma continueranno a persistere «ancora per qualche tempo» alcuni «rischi globali: ripresa disomogenea, politiche economiche divergenti, aumento dei prezzi delle materie prime, squilibri nei pagamenti internazionali e pressioni sui tassi di cambio» . Continua poi la preoccupazione per il crescere dei debiti sovrani, e per il ritmo diseguale dello stessa ripresa economica: che è trainata dai Paesi emergenti, sottolinea il governatore di Bankitalia, mentre rimane più modesta nelle economie avanzate. In altre parole: ci sarà molto da faticare, per chiunque sarà chiamato al timone della Bce.

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