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Draghi: gli elettori vogliono risposte

Nel giorno delle elezioni europee in cui i partiti euroscettici hanno messo a segno clamorose vittorie in molti Paesi, il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi osserva che «la gente vuole risposte» e che spesso è stata «non coinvolta» nel processo di integrazione europea. La risposta, secondo Draghi, sta nella «crescita sostenibile e nella creazione di posti di lavoro, che sono vitali a sostenere un’integrazione europea che è la miglior garante della pace». L’uscita dalla crisi, ammette Draghi, è «molto, molto graduale».
A dieci giorni da quella che si profila come una delle riunioni più importanti del consiglio della Banca centrale europea, il suo presidente Mario Draghi ha chiamato a consulto in Portogallo banchieri centrali ed economisti sul futuro della politica monetaria e della vigilanza sulle banche. Ma, nella sua breve introduzione ai lavori del primo forum della Bce, non ha voluto perdere l’occasione di sottolineare come il lavoro della banca centrale non sia isolato rispetto a quel che succede in Europa.
E, introducendo il primo speaker, il direttore del Fondo monetario, Christine Lagarde, ha fatto anche una battuta sulle molte riunioni di cui sono stati protagonisti assieme negli ultimi anni «a Washington, a Bruxelles, e persino a Cannes», un curioso riferimento agli avvenimenti di quel G-20 sul quale si sono accavallate nelle ultime settimane diverse ricostruzioni.
Il direttore dell’Fmi è stata in tempi recenti una delle voci più critiche della linea di politica monetaria della Bce, sollecitandola in varie occasioni a un maggiore stimolo all’economia. Suggerimenti cui Draghi ha risposto sarcasticamente con un ringraziamnto per tanta generosità di proposte. Ieri, però la signora Lagarde ha evitato di riprendere quella polemica, concentrandosi nel suo discorso sulla stabilità finanziaria, un’altro compito che la Bce sta assumendo e che svolgerà appieno, a partire da novembre, con la vigilanza diretta sulle maggiori banche europee. Dopo la crisi, ha ammesso Lagarde, il lavoro delle banche centrali si è fatto più complicato.
Il primo forum della Bce, che punta a emulare il successo di quello organizzato annualmente dalla Federal Reserve a Jackson Hole in Wyoming, non è ovviamente la sede per prendere decisioni sulla politica monetaria in Europa, ma per due giorni sarà il centro del dibattito, cui parteciperanno anche altri noti critici della Bce, come il premio Nobel per l’economia, Paul Krugman, e sul fronte opposto, l’ex capo economista dell’Eurotower, Otmar Issing.
Le attese dei mercati sono focalizzate soprattutto sul discorso che Draghi pronuncerà stamattina, nella speranza di avere un messaggio che faccia chiarezza su quello che intende fare la Bce alla riunione del prossimo 5 giugno, per combattere un’inflazione troppo bassa, allo 0,7% contro l’obiettivo di stare sotto, ma vicino al 2. Dopo che il mese scorso ha detto che il consiglio è «a proprio agio» con l’idea di agire in giugno, da almeno una decina di giorni sono emersi i contorni di un possibile «pacchetto» di misure: un taglio del tasso principale di rifinanziamento di 10-15 punti base, una riduzione in territorio negativo dei tassi applicati ai depositi della banche presso la Bce stessa, oggi a zero, e misure per rilanciare il credito.

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