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Draghi gela i mercati maxi-aiuti Bce più lontani crolla Piazza Affari: – 3,9%

«La ripresa frena, sono pronte nuove misure», avverte Mario Draghi annunciando un piano di acquisti titoli da metà ottobre più altri interventi: circa 1000 miliardi in campo per scongiurare la deflazione e spingere la ripresa.

Ma a torto o a ragione i mercati europei s’aspettavano qualcosa di più, un bazooka, un’arma letale, un maxi aiuto ovvero un «quantitative easing» sul modello americano. E allora vanno giù, precipitosamente, “bruciando” in una sola seduta ben 222 miliardi. Di questi la Borsa di Milano, da sola, con un listino che chiude a meno 3,92%, ne perde 19. Fibrilla anche lo spread, risalito a quota 142.
Pare che siano entrati in azione i temuti hedge fund, forzando gli indici al ribasso: le sale operative segnalano la loro presenza. Ma secondo fonti delle banche centrali la caduta sarebbe iniziata già prima della conferenza stampa del presidente della Bce, innescata anche dalle dichiarazioni dei governi francese e italiano sulle rigide politiche di austerity in Europa. Chissà.
Fatto sta che le quotazioni s’infrangono in Italia come anche a Madrid (meno 3,12), a Parigi (meno 2,81), a Francoforte (meno 1,99) e a Londra (meno 1,69). Tutta l’Europa appare «delusa» dalle parole del presidente della Bce ma i paesi periferici di Eurolandia più degli altri. In realtà Draghi, nel chiuso del Museo di Capodimonte accerchiato dai dimostranti, si sgola nel ripetere che comunque, nel board, c’è «unanimità» di consensi sul ricorso a misure non convenzionali, se necessario. Insiste nel dire che il «metro» di valutazione — «nei prossimi mesi, non anni» — ruota intorno alle aspettative di inflazione, che oggi sono peggiorate. Quindi ribadisce che le banche devono far arrivare i denari messi a disposizione dall’Eurotower all’economia reale: al Tesoro, giusto ieri, c’è stata una riunione operativa con Abi e Cassa DDPP proprio per questo. E, non ultimo, si dice convinto che per questo indispensabile travaso di risorse occorre «fiducia nel futuro». Scandisce: «I governi devono accelerare le riforme strutturali, ridurre il carico fiscale e dare certezza sul percorso dei conti pubblici». Ma soprattutto devono rispettare gli accordi — la Francia come l’Italia — ovvero «proseguire in linea con le regole del patto di stabilità e crescita». Il suo è quasi un appello a «fare di più» perché la politica monetaria da sola non può farcela a risollevare l’economia. E mentre a Napoli i cortei degli «antagonisti» si fanno più tesi, trova il modo di dire in più di un passaggio che sì, certo, «capisco i motivi della protesta» ma la colpa della crisi «non è della Bce» che anzi ha evitato il collasso del sistema finanziario e nulla può se non ritorna la fiducia. Il governatore della banca d’Italia Ignazio Visco, seduto al suo fianco, tira in ballo i governi: nella gestione della recessione ci sono stati «errori e ritardi». Ora ci vuole un «disegno organico» per il rilancio degli investimenti.
Sul piano più tecnico: tassi fermi ma, appunto, anche un programma di acquisto dei cosiddetti Abs, i titoli che impacchettano prestiti a famiglie e imprese (con una deroga per includere anche Grecia e Cipro), e obbligazioni bancarie garantite. E’ la parte conclusiva del pacchetto di giugno — assieme a tassi negativi e prestiti “Tltro” — che nelle stime della Bce dispiega un potenziale di 1.000 miliardi di euro.
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