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Draghi: «Per fisco, giustizia e Pa subito le riforme con il Recovery»

La premessa appare scontata: pieno appoggio al processo di integrazione europea e schieramento Atlantico. Ma in una maggioranza assai variegata con partiti solo di recente convertiti su questa linea, nulla può ritenersi scontato. Ecco perché Mario Draghi lo ripete all’aperura di ogni incontro. «Sarò il presidente del Consiglio di un governo europeista», avrebbe detto ai suoi interlocutori in questo secondo giro di consultazioni, cominciato anche stavolta con i partiti più piccoli e che si concluderà oggi pomeriggio. Il premier incaricato, rientrato in mattinata a Roma dopo la pausa di riflessione in Umbria, ha presentato i capitoli del suo programma di Governo. Al primo punto (a pari merito) ci sono le riforme da portare avanti con il Recovery e l’implementazione e accelerazione della campagna di vaccinazione: Fisco, Giustizia civile, Pubblica amministrazione sono i presupposti per la realizzazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza che dovrà puntare anzitutto sugli investimenti e su aiuti per mobilitare la crescita. Che non sarà certo immediata e dipenderà molto anche dall’andamento delle vaccinazioni. Di qui l’imperativo di accelerare le somministrazioni delle dosi anti-Covid, affrontando il problema dell’approvvigionamento e della logistica anche attraverso inziative straordinarie.

Riflettori puntati poi sulla scuola. Il premier incaricato vuole rivedere l’attuale calendario scolastico, allungare l’anno (almeno fino alla fine di giugno) per consentire agli studenti di recuperare parte di quanto hanno perso durante la pandemia e adottare fin da ora le misure (a cominciare dalla copertura delle cattedre vacanti) per garantire a settembre una partenza certa e ordinata.

Draghi non entra nei dettagli. Anche sull’eventuale proroga del blocco dei licenziamenti che scade il 31 marzo a chi gli chiede non dà anticipazioni, limitandosi a sottolineare che l’obiettivo è coniugare le ragioni dei lavoratori con le difficoltà delle imprese. Certamente qualcosa in più il premier incaricato dirà alle parti sociali domani. I sindacati sono stati convocati in tarda mattinata dopo la consultazione di Comuni e Regioni, poi sarà il turno delle associazioni imprenditoriali. Ma anche in questi incontri ci saranno più indizi che risposte dettagliate. Qualcuno come Bruno Tabacci (Centro democratico) fa sapere che dai ragionamenti dell’ex presidente Bce è chiaro che nella riforma del Fisco «non ci sarà la flat tax». Deduzioni, quindi, non affermazioni del presidente del Consiglio incaricato che invece – questo sì – è tornato a insistere ripetutamente sulla «transizione ambientale» che dovrà coinvolgere tutti i progetti del Recovery, a partire dal rilancio del sistema produttivo. Questo conferma la volontà di una selezione degli aiuti che anche per le imprese non saranno a pioggia ma mirati e coerenti con gli obiettivi del programma comunitario.

L’ex Governatore sa bene che in questa fase è utile procedere con cautela. La maggioranza di cui dispone sulla carta è ampissima ma anche molto (forse troppo) eterogenea. «Noi gli abbiamo garantito il nostro appoggio fin da ora per quando arriveranno i momenti difficili, che certamente arriveranno…»,hanno sottolineato sia Emma Bonino che Carlo Calenda. «Dalle linee programmatiche che ci ha presentato emerge la prevalenza del principio di realtà», ha aggiunto per Cambiamo! Gaetano Quagliariello. E proprio perché coerente con quel principio di realtà, quando qualcuno dei suoi ospiti ha provato a capire qualcosa anche sulla composizione della sua squadra di Governo (tecnico o politico o un mix tra queste due tipologie)il premier incaricato si è chiuso a riccio spiegando che al momento la situazione non è chiara. «Non ho ancora deciso», avrebbe risposto a chi lo interrogava. Ribadendo però così che sui nomi non ci sarà trattativa. Anche sui tempi per la nascita del Governo massimo riserbo. A parte la battuta di Vittorio Sgarbi che gli ha chiesto di evitare venerdì in quanto avrebbe già un impegno.

Oggi Draghi se la dovrà vedere con le principali forze politiche: dal Pd a Leu e Fi passando per Iv, Fdi fino a Lega e M5s. Una parata conclusiva dalla quale non si attendono sorprese. Matteo Salvini continua nella sua nuova linea europeista (oggi la Lega voterà anche il Recovery al Parlamento europeo mentre la volta scorsa si era astenuta) e moderata. Ma questo non basta a mettere al sicuro il futuro Governo Draghi.

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