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Draghi fiducioso sul salvataggio di Atene

Il presidente della Bce Mario Draghi non vede «al momento un rischio sistemico» per l’Eurozona provocato dalla Grecia a rischio di insolvenza. E si è dichiarato «fiducioso» su un accordo di salvataggio di Atene con Berlino e l’Ue, tanto da considerare la fine della svalutazione dei titoli ellenici come garanzia collaterale per i prestiti bancari, imposta dal febbraio scorso. Draghi, in una lunga audizione nell’Europarlamento di Bruxelles, ha manifesta ottimismo anche sulla crescita nell’area dell’euro, che sta «guadagnando slancio» con il programma Bce di acquisto di titoli detto Quantitative easing (Qe). 
Gli eurodeputati hanno fatto molte domande sulla Grecia. Draghi ha respinto l’accusa di aver «ricattato» il governo di Alexis Tsipras rifiutando i titoli di Stato di Atene come garanzia collaterale per i prestiti di Francoforte alle banche elleniche. «L’esposizione della Bce in Grecia è di 104 miliardi, circa il 65% del Pil greco, è la più alta esposizione dell’Eurozona, che tipo di ricatto sarebbe questo?- ha risposto -. Abbiamo deciso di non accettare più i bond sovrani come collaterale perché stavano sotto la soglia prevista». In ogni caso la Bce «è pronta» a tornare ad accettare titoli greci «appena ci saranno le condizioni per concludere positivamente il programma» con un accordo tra Atene e i creditori. Già ora considera «le banche greche in una situazione migliore», pur se vanno valutate attentamente nella «solvibilità».
Draghi ha ammonito che il governo di Tsipras «deve onorare pienamente gli impegni derivanti dal debito». Ha aggiunto che l’impoverimento della Grecia e la caduta del precedente esecutivo di centrodestra «non è stata colpa della troika» (Commissione Ue, Bce e Fmi), che pretese dure misure di austerità in cambio dei prestiti. Ha poi escluso repliche della lettera Bce del 2011, considerata decisiva per la caduta del governo Berlusconi. «Al momento non stiamo progettando di mandare lettere a nessuno», ha confermato.
Il presidente della Bce ha dichiarato che «nell’Eurozona restano sfide importanti, ma il peggio è passato» e che «la base per la ripresa economica nell’area dell’euro si è chiaramente rafforzata» grazie alla «caduta del prezzo del petrolio, al graduale consolidamento della domanda esterna e al deprezzamento dell’euro». Un ruolo importante l’ha attribuito al Qe con acquisti di titoli per 60 miliardi al mese per ridurre i tassi d’interesse e far risalire la attuale bassa inflazione a «1,5% nel 2016 e 1,8% nel 2017». Secondo Draghi, il minore costo del denaro ha già prodotto effetti positivi per i prestiti bancari a «famiglie e piccole e medie imprese». Alle domande critiche sulla solidità di alcuni titoli rilevati da banche private, ha risposto escludendo che il «tipo di ABS in acquisto» possa essere considerato «spazzatura» o «non rivendibile». Ha assicurato un «attento monitoraggio» per evitare bolle nel mercato dei bond sovrani e privati. Sul deprezzamento dell’euro ha considerato importante «non il livello, ma la velocità alla quale fluttua il tasso di cambio» perché va evitata una «eccessiva volatilità».

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