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Draghi: fiducia nella ripresa

di Stefania Tamburello

WASHINGTON — «Possiamo guardare ai prossimi mesi e anni con più fiducia rispetto a sei mesi fa: le prospettive economiche stanno migliorando a livello mondiale e in particolare nelle economie in via di sviluppo» . L'esordio del discorso del Governatore della Banca d'Italia Mario Draghi al Development Committee della Banca Mondiale coglie il dato positivo della ripresa, non più soggetta ad una ricaduta nella recessione secondo tutte le analisi fatte a Washington dove si sono svolti gli incontri primaverili del Fmi e della Banca mondiale e i vertici del G7 e del G20 dei ministri finanziari e dei banchieri centrali. Ma i passaggi successivi dell'intervento invitano alla «cautela» sulla base «delle lezioni della crisi» e mettono l'accento sul rovescio della medaglia. E cioè sull'esplosione dei prezzi dei prodotti alimentari e delle commodity che ora sta riducendo in povertà milioni di persone in Africa ed Asia e che richiede «risposte rapide» . Si tratta del secondo ma più grave allarme lanciato in questi giorni, assieme a quello di una ripresa che nelle economie più avanzate avviene senza produrre lavoro. Draghi che interviene nel comitato — una sorta di consiglio esecutivo della Banca Mondiale —, nato per facilitare la cooperazione sui temi dello sviluppo, rileva comunque che è stato raggiunto un progresso sostanziale verso l'obiettivo del Millennio di dimezzare la povertà del mondo entro il 2015. «Due terzi dei Paesi in via di sviluppo sono ora quasi sulla strada giusta. In particolare sono stati fatti dei progressi nella lotta alla povertà e alla fame e nell'aumentare l'accesso alla scuola per ragazzi e ragazze» . Tuttavia «non possiamo rilassarci» . Perché il progresso «è squilibrato» e i Paesi più poveri restano indietro. «Troppe persone specialmente in Africa soffrono ancora di estrema povertà e di mancanza di accesso all'acqua, alla scuola e ai servizi sanitari di base» dice Draghi. Il quale ricorda quindi che «negli ultimi tre anni abbiamo assistito a una profonda recessione, due picchi dei prezzi alimentari, un nuovo shock dei petroliferi e forti tensioni sociali e politiche in vari Paesi» . I prezzi agricoli sono in crescita dal 2006 e quelli degli alimentari sono in aumento da fine 2010. Nonostante l'incertezza circa le radici del fenomeno, «l'urgenza» di gestire l'insicurezza alimentare e la malnutrizione «chiede risposte rapide» e «coordinate» da parte della comunità internazionale. Perché alcune stime dicono che negli ultimi pochi mesi circa 44 milioni di persone sono cadute in povertà — possono cioè contare su meno di 1,25 dollari al giorno per vivere — proprio per i rincari, e quindi la scarsità, del cibo. Sono stime della Banca mondiale che riguardano Pakistan, Belize, Tajikistan, Bangladesh, Zambia, Uganda e Sri Lanka. I rimedi? Le reti di energia, trasporti e telecomunicazioni sono «cruciali» . Come lo sono «buoni servizi scolastici e sanitari» . Tocca alla Banca mondiale, dice infine Draghi, lavorare con i governi di Medio Oriente e Nord Africa «per aiutarli a rafforzare la loro efficacia e affidabilità e a costruire le fondamenta di economie aperte e partecipative» .

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