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Draghi: fare subito le riforme

«L’attuale, inaccettabile livello della disoccupazione, il 23% dei giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni non ha un lavoro, è contro ogni nozione di equità, é la più grande forma di spreco di risorse, è causa di deterioramento del capitale umano, incide sulle potenzialità delle economie diminuendone la crescita per gli anni a venire». È il Mario Draghi allievo di Federico Caffè che parla e affronta di petto uno dei temi più cari all’antico maestro, misteriosamente scomparso il 15 aprile del 1987. Il presidente della Bce è infatti intervenuto ieri alla celebrazione per il centenario della nascita dell’economista pescarese volute dall’Università Roma Tre, al termine della quali purtroppo si è svolto il solito, brutto rituale di scontri fra qualche decina di studenti contestatori e forze di polizia.
«Sono qui per spiegarvi l’azione che la Bce ha intrapreso per rispondere alla crisi in cui l’area euro, e specialmente l’Italia, si trovano» aveva esordito il presidente della Bce. Dopo aver ricordato l’insieme delle misure di politica monetaria, convenzionali e non, messe in opera per contrastare la crisi, e il fatto che il livello dei tassi d’interesse è oggi allo 0,05 % e che resterà molto basso a lungo, Draghi ha riassunto lo stato dell’arte sottolineando che l’Eurotower ha attuato «una espansione monetaria che non ha precedenti e che prevede due risultati: che il bilancio della Bce si espanda al livello che aveva a marzo 2012 e che le aspettative di inflazione a medio termine tornino vicine ma sotto il 2%» Se poi tutto quel che è stato deciso non dovesse bastare, ha ribadito, il consiglio dei governatori è impegnato anche a decidere altre misure non convenzionali. Tuttavia, ha aggiunto «gran parte delle misure intraprese può avere effetto sull’economia reale solo attraverso le banche, che nell’eurozona intermediano l’80% del credito».
Quindi tocca alle banche, ora, agire. Infatti «solo se esse passano a famiglie e imprese le condizioni straordinariamente espansive sia in termini di tasso d’interesse sia di durata, sia di quantità disponibile che la Bce offre loro, la politica monetaria è pienamente efficace nella sua azione di stimolo».
Naturalmente, perché questo stimolo si trasmetta all’economia ha aggiunto Draghi occorre non solo che vi sia una domanda di credito sufficiente ma anche che le banche stesse siano sane. È per questo, ha ricordato, che la Bce prima di diventare il supervisore unico dell’eurozona ha lanciato il Comprehensive assessment sulle 130 banche europee più significative. La politica monetaria ha fatto e continuerà a fare la sua parte, ha detto ancora il presidente dell’Eurotower ma da sola non basta.
«Una politica monetaria espansiva, una politica fiscale che nel rispetto delle regole esistenti veda maggiori investimenti e minori tasse, non sono sufficienti a generare una ripresa della crescita forte e sostenibile senza le necessarie riforme strutturali dei mercati dei prodotti e del lavoro».
E su quali riforme si debbano fare, secondo il presidente della Bce si è riflettuto abbastanza: «Maggiore concorrenza, completamento del mercato unico europeo, misure che permettano ai disoccupati di trovare rapidamente un nuovo posto di lavoro diminuendo la durata della disoccupazione» sono tutte riforme necessarie, da tempo nell’agenda della politica economica di molti paesi dell’euro. «La riflessione faccia ora posto all’attuazione» taglia corto Draghi. Che aggiunge un’osservazione: i paesi che sono in fondo alle classifiche Ocse per l’istruzione sono anche quelli che presentano il tasso di disoccupazione giovanile più elevato.
Infine, Draghi affronta il tema della «condivisione della sovranità nazionale»: «La nostra esperienza mostra che la condivisione della sovranità nazionale è condizione necessaria per una fiducia duratura nel disegno del nostro comune viaggio europeo». Dunque, conclude «non si tratta di perdere la sovranità, quella l’hanno persa i Paesi troppo indebitati, ma di acquistarla condividendola con altri Paesi dell’Eurozona».

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