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Draghi fa volare le Borse: «Acquistiamo titoli di Stato»

Al terzo tentativo il rimbalzo delle Borse europee va finalmente a segno. È servita però una mano (indiretta) dalla Banca centrale europea, oltre alla «collaborazione» della Federal Reserve e di Wall Street per relegare momentaneamente in secondo piano le tensioni legate alla crisi greca così da riportare il denaro sui listini azionari dopo un inizio d’anno a dir poco problematico e anche da far abbassare di nuovo i rendimenti dei titoli di Stato periferici. Unica vittima (predestinata) resta l’euro, che ieri ha aggiornato i minimi degli ultimi 9 anni scivolando sotto quota 1,18 dollari.
Il bilancio finale, tornando alle Borse, parla di un recupero del 3,69% per Piazza Affari, dove Monte dei Paschi è tornata a rialzare la testa (+12%) sulle speculazioni relative all’ingresso nel capitale del Banco Santander. Poco più indietro gli altri listini principali: con Parigi in rialzo del 3,59%, Francoforte del 3,36%, Madrid del 2,26% e Londra del 2,34 per cento. Ancora in calo invece Atene, che ha lasciato sul campo un altro 2 per cento.?New York, positiva per il secondo giorno consecutivo, non ha fatto altro che aggiungere sostanza al recupero.
Il maxi-rimbalzo era in realtà già partito di prima mattina sui progressi di Wall Street e di Tokyo dopo la diffusione dei verbali dell’ultima riunione Federal Reserve in cui si parla di un rialzo dei tassi non prima di aprile e soprattutto soggetto alla qualità dei dati macroeconomici che saranno diffusi nei prossimi mesi. Nella nottata poi Charles Evans – presidente della Fed di Chicago (e membro votante nel board di Washington) – aveva in un certo senso rincarato la dose sostenendo che aumentare i tassi Usa «sarebbe una catastrofe».
La svolta sui mercati è però arrivata a poche ore dalla chiusura, complice la diffusione della lettera che Mario Draghi ha scritto in risposta all’interrogazione dell’europarlamentare irlandese Luke Flanagan. Il presidente della Bce ha ribadito che esiste unanimità all’interno del board per introdurre nuove misure non convenzionali di politica monetaria e soprattutto che tra gli asset oggetto di acquisto sarebbero inclusi anche i titoli di Stato: non è la prima volta che si parla di un’ipotesi del genere, ma è la prima volta che viene messa direttamente per iscritto e questo ha rilanciato le attese per un intervento che gli operatori ormai si aspettano già dal 22 gennaio prossimo.
La reazione del mercato è stata quindi pressoché immediata e ha riguardato questa volta anche i titoli di Stato: il rendimento del decennale italiano è di nuovo sceso all’1,85% e quello spagnolo all’1,68%, entrambi hanno ridotto rispettivamente a 134 e 117 lo spread nei confronti del bund tedesco che invece è leggermente salito (0,51%). Il tutto mentre Francia e Spagna piazzavano rispettivamente 9,5 e 5 miliardi di titoli a medio termine a tassi in ulteriore discesa e ai minimi di sempre. Martedì prossimo sarà il Tesoro italiano a provare a sfruttare il momento, con un quantitativo fino a 7 miliardi di BTp a 3, 7 e 15 anni (il giorno precedente sarà il turno dei BoT a 12 mesi).
Da segnalare infine anche il ritorno del titolo a 10 anni ellenico sotto il 10% (9,75% per la precisione), nonostante ieri la Bce abbia messo in guardia Atene attraverso le parole di un portavoce sul fatto che l’accesso delle banche elleniche ai finanziamenti dell’Eurotower potrà continuare soltanto a seguito di una «conclusione positiva dell’attuale programma di salvataggio e di un successivo accordo» con la Troika per estendere il sostegno finanziario. Ieri evidentemente il mercato era in vena di chiudere un occhio anche sulla Grecia.

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