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Draghi: euro, ragioni per essere ottimisti

«Abbiamo più ragioni per essere positivi sulla direzione che sta prendendo l’avvenire della zona euro», ha detto ieri il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi, assicurando alla platea gremita di industriali a Berlino di vedere «dei segni di miglioramento nei mercati finanziari», grazie alle misure prese dalla Bce. Draghi spera quindi in una ripresa della crescita l’anno prossimo, guardando ai «progressi considerevoli», fatti anche sul fronte delle «fondamenta» del progetto europeo, nel risanamento dei conti pubblici e nelle riforme dei singoli paesi. «Ho fiducia nella capacità dei governi a trovare un accordo sulla vigilanza europea», ha aggiunto il banchiere centrale. L’ottimismo cauto di Draghi ha contagiato i mercati, ai quali non è sfuggito che il suo discorso era pronunciato subito dopo l’incontro avvenuto all’ora di pranzo con la Cancelliera Angela Merkel. Un incontro molto atteso, protrattosi più del previsto, dal quale tuttavia è trapelato soltanto uno scarno comunicato nel quale si ribadiva la necessità della «disposizione alle riforme per raggiungere una migliore competitività e ottenere di nuovo la fiducia dei mercati».
Nel frattempo, oggi Merkel riceve il capo del Fmi Christine Lagarde, mentre il ministro del Tesoro Vittorio Grilli è in visita dal capo della Bundesbank Jens Weidmann. Sempre per oggi è attesa anche un’asta dei Bot, mentre ieri lo spread dei Btp con i Bund ha chiuso a 351 punti base, in leggero rialzo per i timori su Spagna e Grecia, dopo l’esito positivo dell’asta dei Ctz a due anni (con rendimenti in calo dal 3% al 2,5%).
Ieri a Berlino la visione più positiva dell’ex governatore di Bankitalia si è trasmessa poco per volta anche alla platea degli imprenditori tedeschi, riuniti nel «giorno dell’Industria» organizzato dal potente Bdi (la Confindustria tedesca), durante il quale, dopo il presidente Hans-Peter Keitel ha parlato la Cancelliera, dicendosi fra l’altro «favorevole» a una vigilanza bancaria europea più stretta.
A Draghi è spettato l’intervento finale in quella che gli industriali stessi, la sera prima, definivano la «fossa dei leoni», per i toni critici degli ultimi tempi soprattutto da una parte della media imprenditoria tedesca. A differenza della grande industria, più europeista e globale, la media impresa è in sintonia con la linea dura adottata dal capo della Bundesbank Jens Weidmann e esprime timori per i pericoli di inflazione derivanti dal piano di acquisti di titoli pubblici annunciato da Draghi all’inizio di settembre.
Probabilmente anche il capo degli industriali Keitel, pur difendendo la Bundesbank come istituzione carica di tradizione, puntava a sfatare questi dubbi, invitando il presidente della Bce a spiegare le prossime mosse di Eurotower. Draghi ha rassicurato gli imprenditori sulla lotta all’inflazione. Ma, ha proseguito Draghi, in «casi eccezionali ci vogliono provvedimenti eccezionali», sia pure nel rispetto del mandato della Bce. E in queste circostanze «il rischio maggiore per la stabilità è l’inerzia». Nelle ultime settimane dall’annuncio dei provvedimenti della Bce, dopo «primi segni di progressi» gli investitori — secondo Draghi — «sono pronti a reinvestire nella zona euro». Il banchiere centrale ha però aggiunto che gli interventi della Bce possono solo costruire «un ponte» verso un futuro più stabile se poggiano su riforme da attuare nei paesi in difficoltà, come condizioni per essere efficaci e credibili.
Queste frasi sono state accolte da un applauso scrosciante, dopo lo scetticismo iniziale. Draghi ha poi proseguito spiegando di avere un «enorme rispetto» per la Bundesbank. Proprio ieri, il suo presidente Jens Weidmann ha sottolineato di non essere il solo nel consiglio Bce ad avere dubbi sul piano di acquisto dei bond.

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