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Draghi: “Euro forte sotto osservazione”

ROMA — Mario Draghi vuole verificare se il super-euro ha un impatto sulla stabilità dei prezzi. Il monitoraggio è in corso. Ma le pressioni del mondo politico per influenzare il tasso di cambio sono «inappropriate» e «infruttuose ». Soprattutto quei commenti che appaiono «tesi a indirizzare la Bce a muoversi» su questo delicato terreno «in violazione dell’indipendenza sancita dal mandato». Il responsabile dell’Eurotower parla proprio mentre il G7 ribadisce l’impegno a «tassi di cambio determinati dal mercato». Le sue parole paiono in polemica con quanti, in testa il francese Hollande, sostengono che i governi di Eurolandia devono darsi un obiettivo per arrivare ad un euro «più realistico». O meno forte, perché così com’è, secondo il commissario Ue, Olli Rehn, «mina la ripresa» dei Paesi del sud Europa.
Ora, si sa, i cambi sono un tema sensibile. Per cultura, per formazione, i banchieri centrali cercano di parlarne il meno possibile. Solo che adesso c’è – ci sarebbe – quella che il ministro brasiliano Mantega chiama una «guerra delle valute» con diversi Paesi, a cominciare dal Giappone, che con le loro politiche di fatto si muovono lungo la strada di una svalutazione competitiva della moneta. Non a caso il G7, tenta di disinnescare questo conflitto e, in una nota, si rifà al mercato, dicendo no a manipolazioni più o meno indirette. Non a caso, con una formula che i mercati giudicano vaga, i Grandi menzionano che «fluttuazioni disordinate» hanno conseguenze negative per la stabilità. Fonti assicurano che il nodo è appunto lo yen; se ne occuperà nel week-end il G20 di Mosca.
Draghi nega che questa guerra ci sia. Spiega che è «esagerato » metterla in simili termini e comunque, dal suo osservatorio, non si intravede «nulla del genere». Però lui stesso riconosce che se è vero che l’euro si è «apprezzato molto» – segno di un «ritorno di fiducia» per l’Europa – è in ogni caso necessario «verificare se l’apprezzamento può avere un impatto sulla stabilità dei prezzi dentro Eurolandia ». Il banchiere dunque, a modo suo e con i suoi strumenti, promette che affronterà la questione del caro-euro.
I Sette Grandi diffondono il loro documento e subito dopo l’euro risale, fino ad oltre quota 1,34: segno che le tensioni restano. Il giapponese Taro Aso giura che il suo Paese non vuole influenzare i mercati, ma è intenzionato solo a superare la recessione deflazionistica. Il tedesco Schaeuble nega che vi sia un problema di cambio in Europa, il collega francese Moscovici sostiene l’esatto contrario. E la Svizzera, che non è nel club, significativamente annuncia che il suo tetto franco-euro resterà (a quota 1,2) il tempo necessario.

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