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Draghi: emergenza giovani, agire in fretta

 

«Nonostante sia la generazione meglio istruita di sempre, i giovani di oggi stanno pagando un prezzo troppo alto per la crisi. Per evitare di creare una “generazione perduta” dobbiamo agire in fretta», afferma Mario Draghi. Non è la prima volta che il presidente della Banca centrale europea lancia il rischio di una «lost generation», ma ieri il banchiere centrale ha messo il problema della disoccupazione giovanile in testa alle sfide dell’eurozona.

La ripresa procede a passo moderato, sostenuta dalla politica monetaria espansiva della Bce e dal basso prezzo dell’energia. Ma questi segnali «non dovrebbero farci riposare sugli allori», ammonisce Draghi in un discorso tenuto ieri al Consiglio di Stato portoghese a Lisbona. «L’eurozona, nel suo insieme, è tornata ai livelli pre crisi solo l’anno scorso, e alcuni Paesi, non ci sono ancora», sostiene. E spiega: gli investimenti nel continente restano deboli. Le nostre economie sono ancora caratterizzate da debolezze significative, che devono essere affrontate rapidamente.

«Una questione chiave in questo senso è la disoccupazione giovanile in quanto impedisce ai giovani di svolgere un ruolo attivo e significativo nella società», dice Draghi. E fa l’esempio del Portogallo, dove ancora oggi circa un terzo dei giovani non ha lavoro. «Ciò danneggia seriamente l’economia, perché a queste persone, che vorrebbero ma non riescono a lavorare, viene impedito di sviluppare le loro competenze. Per evitare una generazione perduta dobbiamo agire rapidamente».

Draghi non cita gli altri casi, ma il problema riguarda da vicino un Paese come l’Italia, dove il tasso di disoccupazione giovanile è al 39,1%. Come dire 4 giovani (sotto i 25 anni) su 10. Rispetto a un tasso medio del 21,6% nell’eurozona, secondo gli ultimi dati Eurostat, che corrisponde a circa 3 milioni di giovani senza lavoro, con punte ancora più gravi in Grecia (48,9%), Spagna (45,3%) e Croazia (40,3%).

Temi come questi illustrano chiaramente che l’attuale ripresa economica deve essere sostenuto dall’azione decisiva da parte della politica, insiste Draghi. E invita tutti gli attori a svolgere il proprio ruolo. Anche le istituzioni europee devono fare altrettanto per realizzare gli obiettivi assegnati dai loro mandati. «La Bce non esiterà ad agire», promette il presidente, ribadendo di essere pronto a fare whatever is needed , qualsiasi cosa sia necessaria per compiere il proprio mandato, che riecheggia il celebre «whatever it takes» lanciato nel luglio 2012, nel momento più critico della crisi dell’euro.

Senza le misure della Bce «il 2015 si sarebbe chiuso in deflazione», aveva ricordato Draghi in mattinata a un convegno a Francoforte. Invece il Qe, il programma di acquisto di titoli dell’Eurotower, porterà una crescita dell’1,5% del Pil nel periodo 2015-18» nell’eurozona. Nella prefazione del rapporto sul 2015 della Bce il banchiere è più pessimista. «Le prospettive per l’economia mondiale sono circondate da incertezza. Dobbiamo fronteggiare persistenti forze disinflazionistiche. Si pongono interrogativi riguardo alla direzione in cui andrà l’Europa e alla sua capacità di tenuta a fronte di nuovi choc», si legge.

Le parole di Draghi hanno pesato sui mercati, mandando in rosso le Borse continentali. Milano è stata ancora una volta maglia nera, con il Ftse Mib in discesa del 2,45%, trascinata in ribasso dai titoli bancari. A picco Mps (-8%) che ha toccato un nuovo minimo storico, davanti a Banco Popolare (-7,55%), Ubi Banca (-6,2%), Unicredit (-5,9%) e Bper (-5,91%). Nel resto d’Europa, Francoforte ha perso lo 0,98%, Parigi lo 0,9% e Londra lo 0,4%. Mentre lo spread tra Btp decennale e Bund tedesco è tornato a 130 punti, con un rendimento dell’1,39%.

Giuliana Ferraino

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