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Draghi: «È un buon accordo»

di Alessandro Merli

Il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, ha giudicato ieri «molto buono» l'accordo raggiunto a Bruxelles sul debito della Grecia, ma non ha voluto commentare il ruolo della Banca centrale europea e delle banche centrali nazionali, che si è rivelato decisivo per superare le ultime difficoltà nel far tornare i conti verso l'obiettivo di abbassare il rapporto debito/pil al 120% nel 2020 e di contenere il secondo pacchetto di aiuti in 130 miliardi di euro. Complessivamente, attraverso l'intervento del sistema delle banche centrali, il settore pubblico ha potuto coprire una riduzione del rapporto fra il debito greco e il Pil del 4,6% da qui al 2020 e minori necessità di finanziamento per Atene pari a 3,2 miliardi di euro da qui al 2014. Queste cifre sono andate a sommarsi al contributo offerto dalle perdite incassate dai creditori privati con la ristrutturazione del debito nelle loro mani.
Draghi, che ha partecipato all'incontro di Bruxelles affiancato dal membro tedesco del consiglio esecutivo della Bce, Jörg Asmussen, da lui appena nominato ad occuparsi degli affari internazionali, ha elogiato sia «l'impegno preso dal Governo greco a intraprendere azioni che riportino la crescita e la stabilità», sia quello degli altri Paesi dell'Eurozona a continuare ad aiutare la Grecia. Il presidente della Bce ha sottolineato però che «è importante che l'attuazione del programma sia adeguatamente monitorata».
Il comunicato di Bruxelles non quantifica tutti gli elementi delle due iniziative dell'Eurosistema delle 17 banche centrali per alleviare il peso del debito greco. La nota è più esplicita sull'utilizzo dei profitti derivanti, da qui al 2020, dai titoli greci in portafoglio alle banche centrali nazionali a titolo di investimento (non tutte: è emerso per esempio che la Bundesbank non possiede bond di Atene), complessivamente circa 12 miliardi di euro, secondo dati della Commissione. Questi profitti verranno trasferiti alla Grecia attraverso i Governi dei Paesi dell'Eurozona e consentiranno di abbattere il debito greco dell'1,8% entro il 2020 e ridurre i finanziamenti necessari da qui al 2014 di 1,8 miliardi di euro. I titoli, così come era avvenuto nei giorni scorsi per quelli acquistati dalla Bce in base al programma Smp in funzione di politica monetaria, sono stati scambiati ieri dalle banche centrali con Atene, ottenendo nuove obbligazioni in tutto identiche alle precedenti, ma che non potranno essere assoggettate alle perdite in cui incorreranno invece i creditori privati.
Un po' più tortuoso il percorso dei titoli acquistati negli ultimi due anni dalla Bce, per evitare accuse di violazione del finanziamento moentario del deficit della Grecia, proibito dallo statuto dell'Eurotower. Ufficialmente, non c'è alcuna conferma degli importi complessivi dei bond greci che la Bce ha comprato con il programma Smp, ma le stime avanzate, attorno ai 45 miliardi di euro, sono giudicate attendibili. Anche questi titoli sono stati protetti dalle perdite, attraverso uno swap, e la Bce ne riporterà un utile, in quanto li ha acquistati con un notevole sconto rispetto al valore nominale, nel pieno delle turbolenze di mercato. L'istituto di Francoforte distribuirà annualmente questi utili, una volta che si siano materializzati, oltre alle cedole incassate, ai suoi azionisti, le banche centrali nazionali. E queste a loro volte, in base ai rispettivi statuti, li ripasseranno ai Governi. Alcuni di questi li utilizzeranno quindi per finanziare la riduzione dei tassi d'interesse applicati ad Atene nel primo pacchetto di aiuti. L'impatto sarà un taglio del rapporto del debito/pil del 2,8% e una riduzione del fabbisogno di finanziamento della Grecia di 1,4 miliardi di euro.
Secondo stime contenute in un documento riservato della troika (Commisione europea, Bce, Fondo monetario), pubblicato dall'agenzia Reuters, se l'intero reddito (guadagno di capitale più cedole) derivante dai bond greci della Bce fosse utilizzato, la riduzione del debito potrebbe raggiungere il 5,5% del pil entro il 2020 e le necessità di finanziamento entro il 2014 essere tagliate di 5 miliardi di euro. Non tutti i Paesi però si sono impegnati a usare gli utili della Bce di loro spettanza a favore di Atene.
L'intervento della Bce e delle banche centrali dell'Eurosistema, se ha contribuito a risolvere la contabilità del secondo pacchetto di aiuti ad Atene, è destinato probabilmente a provocare controversie, in quanto sui mercati qualcuno comincia ad affermare che si è creato un precedente e che in questo modo si potrebbero alleggerire anche le condizioni dei prestiti agli altri Paesi in difficoltà delle periferia d'Europa. Su questo, Draghi è stato molto fermo. «La Grecia è un caso unico», ha detto pubblicamente.

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