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Draghi e la Ue “Attuare le norme sui salvataggi”

NIENTE modifiche alle nuove regole per i salvataggi bancari che coinvolgono anche i risparmiatori. La Bce e la Commissione europea hanno chiarito ieri che il cosiddetto “bail in”, almeno per ora, non si tocca. Mario Draghi ha sottolineato che «bisogna assicurare un’attuazione coerente delle regole europee».
IL NUMERO uno dell’Eurotower ha replicato così alla richiesta espressa sabato scorso dal governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, di ripensare il regime appena entrato in vigore per le banche a rischio fallimento. Peraltro, una valutazione analoga è arrivata ieri dalla Commissione europea: «È troppo presto» per pensare ad una revisione della direttiva, ha fatto sapere la portavoce della Commissione per i servizi finanziari, Vanessa Mock.
Draghi ha anche ricordato i tasselli che mancano al completamento dell’Unione bancaria, dopo che la Vigilanza comune e il Fondo di risoluzione sono già stati avviati: «Un salvagente finanziario comune per il fondo unico di risoluzione (backstop) », e soprattutto un sistema europeo di assicurazione dei depositi, in modo da «garantire che la fiducia sia ugualmente alta in tutti gli stati della zona euro ». La Bundesbank e il governo tedesco stanno frenando sul fondo di garanzia che tutelerebbe i piccoli risparmiatori: il numero uno dell’Eurotower ha ribadito davanti ai parlamentari europei che invece è importante.
Il momento politico, ha dichiarato Draghi, è delicato: «Siamo indubbiamente in una fase in cui la coesione dell’Europa viene testata ». Ed è fondamentale, secondo l’ex governatore della Banca d’Italia, che «la risposta sia europea». A partire dalla formulazione di un accordo, cui si sta lavorando anche in queste ore, che riesca a mantenere la Gran Bretagna «saldamente ancorata alla Ue», ma anche da riflessioni che consentano all’eurozona di «integrarsi di più».
Draghi ha preparato inoltre il terreno per la prossima mossa di politica monetaria, annunciata per la riunione del Consiglio direttivo del 10 marzo. Il quadro economico, ha ribadito, si sta nuovamente deteriorando da dicembre: le dinamiche dell’inflazione «sono più deboli di quanto atteso», e anche se un recupero «moderato» è in corso, trainato dalla ripresa interna, «i rischi al ribasso sono di nuovo aumentati per l’incertezza sulle prospettive di crescita delle economie emergenti, volatilità dei mercati e rischi geopolitici». È per questo, ha ricordato, che «nell’ultimo meeting a gennaio abbiamo deciso di rivedere e forse riconsiderare la nostra politica monetaria ». Tra poco più di un mese la maggior parte degli analisti si attende un intervento sul “quantitave easing”, sull’acquisto di titoli privati e pubblici da 60 miliardi di euro al mese, oppure un ulteriore taglio dei tassi. Replicando ai parlamentari che gli hanno ricordato che non sono molti gli strumenti di politica monetaria rimasti nella “cassetta degli attrezzi” dei guardiani dell’euro, Draghi ha difeso quanto fatto fino ad ora: «Se non avessimo agito, l’eurozona sarebbe stata in conclamata deflazione nel 2015 e la crescita sarebbe stata dell’1% più bassa». Insomma, le mosse di politica monetaria, ordinarie e straordinarie messe in campo finora per raddrizzare il cammino dell’inflazione e le storture dei mercati finanziari hanno agito «in maniera significativa se non addirittura spettacolare », ha scandito Draghi. Il presidete ha ricevuto una domanda sulle banconote da 500 euro il cui uso può aiutare criminali e terroristi: «La Bce sta considerando la questione da tempo – ha risposto- e un lavoro tecnico è in corso. Vogliamo fare dei cambiamenti, ma in modo ordinato»
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