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Draghi e Cartabia aprono a Conte Nessuno stop ai processi di mafia

Si può fare. I processi di mafia e terrorismo potranno durare tutto il tempo che serve. Per la Guardasigilli Marta Cartabia e per il premier Mario Draghi questo è possibile. I reati di mafia, come chiede il presidente di M5S Giuseppe Conte, possono uscire dalla gabbia della improcedibilità. E con loro anche quelli di terrorismo. Per questi gravissimi delitti, che comportano l’aver sposato una fede contrapposta a quella della democrazia italiana, e che segnano, una volta commessi, non solo la vita del singolo, ma la credibilità stessa dello Stato, non può valere lo stop al processo solo perché i tempi sono scaduti. Tenendo conto che già adesso tutti i dibattimenti in cui figurano imputati detenuti hanno una corsia preferenziale rispetto agli altri. E che, naturalmente, i reati puniti con l’ergastolo sono già improcedibili. Così come sono imprescrittibili da sempre.Dunque Via Arenula, ma anche palazzo Chigi, considerano con attenzione e sono disponibili ad accogliere quanto chiede il neo presidente del M5S ed ex premier Conte. E lo fa anche il Pd di Enrico Letta perché, appunto, si tratta di una richiesta che non si identifica come una “bandierina”, ma di un’esigenza reale per garantire la tenuta democratica dello Stato. Un processo, con un estortore di mafia alla sbarra, non può andare in fumo. Una richiesta che può essere accolta, come ragiona la responsabile Giustizia del Pd Anna Rossomando, perché reati gravissimi come quelli commessi dalla mafia «richiedono maggiore elasticità e anche più tempo proprio per la loro complessità».Repubblica scopre che la Guardasigilli Marta Cartabia, anche se non è a Roma, trascorre un weekend di contatti, di ascolto e di riflessioni. La ministra si concentra sulle criticità emerse nella riforma, com’era stato già anticipato nella conferenza stampa a palazzo Chigi dopo il consiglio dei ministri di giovedì sera. Quello in cui Draghi ha annunciato di aver ottenuto da tutti i ministri, compresi quelli del Movimento, l’autorizzazione a porre la questione di fiducia. La richiesta di Conte è sul tavolo, e riguarda la necessaria protezione per tutti i processi di mafia.Ma che cosa succede in via Arenula dopo questa richiesta? Nella sua riforma — è il ragionamento della ministra in queste ore — è già prevista l’improcedibilità per i reati puniti con l’ergastolo, quindi per gli omicidi di mafia, e comunque, poiché spesso si tratta di dibattimenti con imputati detenuti, come ricorda anche il presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia, essi hanno già una priorità. Ma di sicuro, via Arenula e palazzo Chigi sarebbero favorevoli all’estensione di ulteriori garanzie per i processi per mafia e terrorismo, in linea con il nostro ordinamento, che già prevede regole specifiche per questo tipo di reati.In sostanza, secondo via Arenula, il diverso trattamento per i reati di mafia è del tutto comprensibile. Non si tratta di un’eccezione. Nella storia della dottrina giuridica italiana, questo tipo di reati, per la loro estrema gravità, è sempre stato soggetto di un trattamento speciale. Quindi oggi, mentre vengono cambiate radicalmente le regole del nostro sistema processuale, è logico pensare di poter escludere tutti i reati di mafia e terrorismo dal meccanismo della improcedibilità. E quindi, su questo punto, non vi è alcuna contrarietà sia da via Arenula sia da palazzo Chigi. Si tratta di un via libera importante che può cambiare radicalmente il cammino della riforma penale. Nonché la prospettiva concreta delle due prossime settimane di lavori parlamentari. Perché da oggi e fino a giovedì la riforma sarà ancora in commissione Giustizia alla Camera, ma venerdì 30 dovrà approdare in aula. E stavolta non sono ammessi rinvii, com’è avvenuto a ridosso del 23 luglio, anche perché incombe la fiducia e la richiesta perentoria di Draghi, ma anche di Enrico Letta, di votare subito prima della pausa estiva. Ma se si raggiunge un accordo, e in commissione cadono gli emendamenti che potrebbero portare all’ostruzionismo — 1.631 di cui oltre 900 di M5S — la questione può essere risolta. Potrebbe imputarsi Forza Italia che ha chiesto di allargare il perimetro della riforma per giustificare i suoi emendamenti sull’abuso d’ufficio. E Renzi che ieri provocava il Pd chiedendogli di «scegliere se inseguire l’irresponsabilità di Conte o scegliere Draghi ». Ma la via di andare in aula senza un voto in commissione è di fatto tecnicamente impraticabile, perché si dovrebbero ipotizzare addirittura tre o quattro fiducie perché votare su un unico testo è impossibile. Il Pd ha garantito il lodo Serracchiani, fino al 2024 tre anni per l’Appello anziché solo due. E adesso da Cartabia arriva l’apertura su mafia chiesto da Conte.

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