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Draghi: «Digital tax a metà 2021»

È passato giusto un anno da quel Consiglio europeo che il 26 marzo del 2020 riconobbe la pandemia come «una sfida senza precedenti per l’Europa». Mario Draghi lo ricorda in apertura del suo intervento al Senato alla vigilia del vertice che si terrà oggi e domani in videoconferenza tra i leader della Ue e che avrà al centro anche stavolta la guerra al Coronavirus, a partire dall’approvvigionamento dei vaccini. Ma anche della loro sommisitrazione su cui il presidente del Consiglio non ha risparmiato critiche alle Regioni . E critiche non sono mancate neppure contro l’Europa. Draghi comprende «la delusione dei cittadini europei». La Ue aveva dato rassicurazioni – in primis sulla distribuzione dei vaccini – che non è riuscita a mantenere. «Non so se ci sono stati errori, non ha tanta importanza», dice ancora il premier invitando a guardare «al futuro» e ad essere «pragmatici». Il coordinamento europeo resta «la scelta giusta» e rafforzarlo è «la prima strada» ma se non funziona si fa «da soli».

Il Covid insomma resta l’assoluto protagonista, in Italia come in Europa, ma il contesto, rispetto a 12 mesi fa, è molto cambiato. E Draghi lo evidenzia. Non solo disponiamo di armi – i vaccini – su cui allora non potevamo fare affidamento ma anche perché è cambiata la scena internazionale. A partire – annota il premier – dal miglioramento dei rapporti con gli Stati Uniti. La conferma è la partecipazione di Joe Biden a «un segmento» di questo Consiglio europeo. Ragionamenti che sono stati anche al centrodella videoconferenza con il Capo dello Stato Sergio Mattarella, con il quale i rapporti sono costanti, per non dire quotidiani. Un incontro a cui hanno partecipato anche i ministri coinvolti nella due giorni europea. Per Draghi la presenza di Biden esprime «la reciproca volontà di imprimere, dopo un lungo periodo, nuovo slancio alle relazioni» tra Ue e Usa. Non solo sul fronte della guerra al Coronavirus (a partire dalla necessità di agevolare l’esportazione verso l’Europa dei vaccinini made in Usa) ma anche su alcuni temi decisivi rimasti finora irrisolti. Tra questi l’economia digitale, su cui l’Europa è rimasta indietro. Draghi definisce «inaccettabile» l’attuale «sudditanza digitale» dell’Europa. Di qui la necessità di un cambio di passo sul fronte della formazione e degli investimenti ma anche di «un’equa distribuzione dei loro proventi». Il presidente del Consiglio lo dice esplicitamente: «Riteniamo che il Consiglio Europeo debba procedere verso una soluzione globale e consensuale sulla tassazione digitale internazionale, entro metà 2021, nell’ambito dell’Ocse». Anche perché, grazie al nuovo corso con gli Usa, stavolta la possibilità di arrivare a una positiva conclusione è molto concreta: «Si vede una certa apertura, una certa disponibilità dall’amministrazione di un Paese che in passato invece aveva dimostrato completa chiusura sulla possibilità di avere una tassa digitale», sostiene Draghi che confida anche sull’opportunità offerta dalla presidenza del G20.

Il premier ha poi difeso il mercato unico europeo determinante per l’Italia visto il peso delle esportazioni verso i partner Ue ed è anche tornato sul patto di stabilità. «Non è all’ordine del giorno», ha ricordato, ma «credo che la discussione per un patto di stabilità diverso, per regole diverse, che ormai tutti sentono debbano essere diverse, durerà molto tempo» e quindi almeno fino a 2022, ha aggiunto assicurando il Governo terrà «l’occhio vigile» e che il Parlamento sarà «regolarmente» informato. Il premier ha poi anticipato che subito dopo Pasqua (il 6 o 7 aprile) sarà in Libia. L’Italia sostiene «il governo di unità nazionale» in Libia «con obiettivo di elezioni e aiutare a fare riforme economiche» e «vigilare che sia ripettato il cessate il fuoco» attraverso anche «l’evacuazione» di chi ha alimentato la guerra, compresi «gli eserciti di altri Paesi, tra questi la Turchia».

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