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Draghi in difesa dell’euro: è irreversibile

Il presidente della Banca centrale europea ha colto ieri l’occasione di un’audizione parlamentare per difendere strenuamente il futuro dell’euro, definito «irrevocabile», e la sua politica monetaria contro le critiche che stanno giungendo dagli Stati Uniti, dalla Germania, e dalle forze europee più radicali. Mario Draghi ha poi definito «molto preoccupante» l’annuncio di Washington di allentare le regole finanziarie adottate nell’ultimo decennio, dopo il drammatico fallimento di Lehman Brothers nel 2008.
«La nostra politica monetaria ha contribuito in modo cruciale agli attuali sviluppi positivi dell’economia – ha detto il banchiere centrale, parlando qui a Bruxelles davanti alla commissione affari monetari del Parlamento europeo –. Le nostre misure hanno impregnato il tessuto finanziario e stanno ora beneficiando l’economia reale, assicurando condizioni di finanziamento molto favorevoli». Tra le altre cose, l’economista ha fatto notare che la disoccupazione nella zona euro è ai minimi dal 2009.
Una politica accomodante – il tasso di riferimento è sempre a zero – «è necessaria perché la convergenza del tasso di inflazione verso l’obiettivo prefissato avvenga (…) in modo sostenibile». Secondo la Bce, il recente aumento dell’inflazione è stato dettato da un incremento dei prezzi energetici e da un effetto-confronto con l’anno precedente. Agli occhi della banca centrale, i rischi per la ripresa sono sempre al ribasso, e non vi sono quindi le premesse per una rapida stretta ai tassi d’interesse.
La presa di posizione giunge mentre non mancano critiche alla politica monetaria europea. Un esponente della nuova amministrazione americana, Peter Navarro, ha sostenuto che l’euro è «grandemente sottovalutato», e di ciò starebbe approfittando la Germania. Per bocca del suo ministro delle Finanze, Wolfgang Schäuble, la stessa Germania ha spiegato domenica che la politica della Bce è troppo accomodante e che l’euro «è troppo basso per la competitività dell’economia tedesca».
Alla domanda di un deputato, l’indipendente Marco Zanni, sempre a proposito di presunte manipolazioni della moneta, il presidente Draghi ha citato a sorpresa un rapporto del 14 ottobre scorso nel quale il Tesoro americano precisava che la Germania non manipola la sua moneta e che la Bce non interviene sul mercato dei cambi dal 2011. «Le diverse politiche monetarie – ha quindi sottolineato l’economista – riflettono le diverse posizioni nel ciclo della zona euro e degli Stati Uniti».
Sempre davanti al Parlamento europeo, il banchiere ha ricordato che «l’istituto monetario deve guardare alla zona euro nel suo insieme». Anche in questo caso, lo sguardo è corso alla Germania, dove il tasso di inflazione in gennaio era all’1,9% e dove il tasso di disoccupazione in dicembre era al 3,9%. C’è un rischio di surriscaldamento dell’economia nella Repubblica Federale, ma – questo è il messaggio della Bce alle critiche tedesche – si tratta dell’effetto collaterale della partecipazione a una unione monetaria.
In un contesto segnato anche dalla promessa di Marine Le Pen, leader del Fronte Nazionale, di indire un referendum sull’euro se eletta in Francia, lo stesso Zanni ha proposto di tornare alle monete nazionali, legandole in un serpente monetario. «Abbiamo visto quello che successe negli anni 70 e 80. Non furono certamente anni di stabilità, ma di continue svalutazioni competitive», ha avvertito il presidente Draghi. «Il mercato unico» europeo «non sopravviverà davanti a svalutazioni competitive».
Dal canto suo, un parlamentare del Movimento Cinque Stelle, Marco Valli, ha interpellato il banchiere centrale sull’ipotesi di una futura Unione a geometria variabile emersa tangenzialmente nel vertice di Malta di venerdì scorso: «Si è parlato di un’Europa a due velocità, ma non è chiaro chi, cosa, come, dove – ha detto il presidente Draghi –. Credo sia una visione appena abbozzata su cui certamente non sono in grado esprimere alcun commento almeno in questa fase».
Oltre a difendere la Bce e l’euro in un contesto segnato da nazionalismi, il presidente della Bce ha anche criticato l’idea americana («molto preoccupante») di deregolamentare la finanza, col rischio di nuove bolle: «L’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è un allentamento delle regole». Quanto all’Italia e all’aumento dei rendimenti obbligazionari, ha avvertito che «i Paesi che non hanno spazio di manovra sul fronte del bilancio non dovrebbero cercare un modo per trovarlo anche se non c’è».

Beda Romano

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