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Draghi difende la riduzione dei tassi

Il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, ha difeso ieri a Berlino dalle critiche tedesche il taglio dei tassi d’interesse deciso dalla Bce nella sua ultima riunione, mentre si è trovato in sintonia con il cancelliere Angela Merkel, intervenuta alla stessa conferenza, sul fatto che il rilancio dell’economia europea non possa passare attraverso un indebolimento della competitività tedesca, ma attraverso un recupero da parte degli altri Paesi, cosa che, ha detto, in parte sta già avvenendo.
Draghi ha parlato di un’eurozona in cui non ci sono rischi di deflazione, ma una «disinflazione al rallentatore», che richiedeva un intervento della Bce. «Sono consapevole – ha detto – che il nostro taglio dei tassi ha suscitato delle preoccupazioni». La decisione è stata criticata da parte della stampa tedesca e da alcuni economisti. Il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, e il membro tedesco del consiglio esecutivo Joerg Asmussen hanno espresso voto contrario non sull’opportunità della decisione, ma sul timing, ritenendo fosse più opportuno attendere un mese. «Prendiamo le decisioni per l’area euro nel suo insieme, non per un solo Paese», ha puntualizzato il presidente della Bce, definendo le critiche nazionalistiche e ricordando, a chi ritiene che i tassi bassi penalizzino i risparmiatori, lo stato di debolezza dell’economia. «Se alzassimo i tassi – ha affermato – questo deprimerebbe ancora di più l’economia, la gente perderebbe il lavoro o subirebbe un taglio dei salari». Con conseguenze ben peggiori per il risparmio. I dati dei sondaggi fra i responsabili degli acquisti (indice Pmi) hanno segnalato un calo nell’Eurozona, da 51,9 a ottobre a 51,5 a novembre, il che fa prevedere una crescita dell’economia appena sopra lo zero nel trimestre. In miglioramento però la Germania, ai liveli più alti degli ultimi 10 mesi, mentre il crollo dell’indice in Francia lo ha portato in territorio recessivo.
Quanto alle prossime mosse dell’istituto di Francoforte, Draghi ha quanto meno allontanato l’ipotesi di un taglio ai tassi sui depositi delle banche presso la Bce (oggi a zero, andrebbero in territorio negativo), ventilata da un’agenzia di stampa. «Ne abbiamo discusso all’ultima riunione ma non ci sono novità», ha detto. La questione è all’esame della Bce da mesi a livello tecnico, ma diversi esponenti del consiglio, Draghi compreso, hanno espresso pubblicamente le loro perplessità.
La ripresa dell’eurozona non può dipendere solo dalla politica monetaria, ha ricordato il presidente della Bce, additando la Germania a esempio di come costruire le base per la crescita. «La risposta ai problemi dell’area euro non è indebolire le economie più forti», ha osservato, sostenendo che i Paesi che avevano perso competitività la stanno riguadagnando e che la Germania è un modello. La signora Merkel ha definito «assurdo» voler ridurre «artificialmente» la competitività tedesca, dopo che il surplus dei conti con l’estero della Germania è stato messo sotto esame dalla Commissione europea. Ancor prima del discorso di Draghi, il cancelliere ha detto che «è una persona cui sta molto a cuore la competitività dell’Europa e per questo ho un altissimo grado di convergenza con lui».
La signora Merkel ha anche ammesso che, nella trattativa per la formazione del prossimo governo, che dovrebbe arrivare alla fase decisiva la prossima settimana, la concessione ai socialdemocratici del salario minimo nazionale a 8,50 euro, cui lei si era dichiarata nettamente contraria in campagna elettorale, è praticamente inevitabile. L’affermazione ha fatto dire a Kurt Lauk, capo della “ala imprenditoriale” del suo stesso partito, la Cdu, che il cancelliere sta smantellando le riforme del mercato del lavoro e conducendo la Germania verso un destino “alla francese”. Intanto ieri da Karlsruhe un portavoce della Corte costituzionale tedesca ha detto che il giudizio di legittimità sul piano Omt della Bce per l’acquisto di debito dei Paesi in difficoltà non avverrà prima della fine dell’anno.

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