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Draghi: “Dal 2013 la Bce controllerà 150 banche basta salvataggi con i soldi dei contribuenti”

La supervisione bancaria unica affidata alla Bce è un importante passo vanti per ristabilire la fiducia nel sistema bancario. Ma il sistema, che entrerà in funzione nel marzo 2014, deve essere accoppiato ad un meccanismo di risoluzione delle crisi bancarie che sia supportato dalle stesse banche e non dai contribuenti. Lo ha detto Mario Draghi, parlando ieri davanti alla commissione affari economici del Parlamento europeo.
«La cosa ideale è che nuova vigilanza e meccanismo unico di risoluzione siano operativi insieme perchè è molto importante che si possano fronteggiare dei fallimenti senza ricorrere ai soldi dei cittadini e senza mettere a rischio la maggior parte del sistema dei pagamenti come è accaduto durante la crisi finanzia-
ria», ha spiegato il presidente della Banca Centrale europea. Secondo Draghi, la Bce sarà in grado di esercitare la sorveglianza diretta sulle «130 o 150 banche» più importanti entro un anno dall’entrata in vigore della decisione. E comunque potrà dettare le regole di sorveglianza a cui dovranno uniformarsi le autorità nazionali, nonché avocare a sé il controllo su qualsiasi istituto. «Non ci sarà frammentazione del sistema bancario», ha assicurato.
La richiesta ai governi di varare rapidamente il meccanismo di risoluzione unico è importante perché su questo punto le posizioni nazionali sono ancora piuttosto distanti. Ma i problemi, ha spiegato Draghi, «sono al novanta per cento di natura legale, e non di soldi ». Parlando davanti ai deputati, il presidente della Bce ha difeso con decisione le scelte fatte dall’Europa per combattere la crisi: «direi che questo è stato un anno di doloroso progresso. Le riforme economiche danno frutti anche se nel breve termine possono implicare costi considerevoli per i cittadini. Ma sono la giusta strada da seguire ». Draghi ha citato i progressi fatti dai paesi più deboli in termini di recupero di competitività: «È incoraggiante che il risanamento sia ora visibilmente in corso. Per esempio, l’export di merci e servizi è cresciuto del 27% in Spagna dal 2009, del 14% in Irlanda, del 22% in Portogallo e del 21% in Italia. Questi quattro paesi stanno anche denotando miglioramenti nel costo del lavoro». «Nel corso di quest’anno è stato compiuto molto cammino. L’Eurozona oggi effettivamente ha le basi migliori che si possono reperire se si guarda all’inflazione e all’indebitamento rispetto al resto del mondo». Se i risultati in termini di competitività cominciano ad arrivare, la ripresa ripartirà solo nella seconda metà del 2013 e sarà molto lenta a causa degli effetti recessivi degli aggiustamenti di bilancio sia da parte dei governi sia da parte delle imprese. Le prospettive economiche a medio termine «restano problematiche». Il presidente ha lasciato la porta aperta a un possibile ulteriore calo dei tassi di interesse spiegando che per ora mancano i presupposti chiave per un aumento dell’inflazione in Europa.

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