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Draghi: crescita troppo bassa in Europa

«Le condizioni economiche in Europa sono un po’ migliorate, ma la crescita è troppo bassa in tutti i Paesi dell’Eurozona». Il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi, aprendo il secondo forum della Bce a Sintra, ha riconosciuto ieri che in Europa «la gente è frustrata dalla mancanza di crescita, che in alcuni Paesi è precedente alla crisi, ed è ansiosa di vedere che la ripresa si rafforzi».
A Sintra, sulle colline vicino alla costa portoghese, in quella che ormai è diventata la risposta europea alla Jackson Hole estiva della Fed, si discuterà fino a domani di inflazione e disoccupazione in Europa. I cultori dell’ortodossia monetaria, come il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, potrebbero prendere come una provocazione il fatto che i primi due interventi di stamattina, dopo quello di Draghi, siano tenuti dal capo economista del Fondo monetario, Olivier Blanchard, e dal professore di Johns Hopkins, Laurence Ball: entrambi, quattro anni fa, hanno sostenuto che l’obiettivo d’inflazione delle maggiori banche centrali al 2% (dal quale l’Eurozona, oggi a zero, in risalita dopo quattro mesi di inflazione negativa, è peraltro ben lontana) è troppo basso, suggerendo che andrebbe portato al 4%. Una discussione che potrebbe sembrare non realistica nella situazione attuale, ma che, secondo le ultime minute, è riemersa il mese scorso al consiglio della Fed, dove alcuni membri hanno sostenuto che un obiettivo di inflazione più alto consentirebbe più spazio di manovra sui tassi d’interesse.
Anche la discussione sulla disoccupazione potrebbe risultare non del tutto convenzionale fra banchieri centrali, il cui mandato, almeno in Europa, è la sola stabilità dei prezzi. Ma la scelta riflette la preoccupazione di Draghi che la Bce sia stata lasciata sola ad agire e che, pur avendo ottenuto il risultato di stabilizzare i mercati e, con l’avvio del Qe, abbia cominciato a far risalire gradualmente l’inflazione, la crescita resti insufficiente a riassorbire la disoccupazione nell’Eurozona, tuttora sopra il 10%. E che questo possa avere pesanti effetti che destabilizzino l’unione monetaria. Ma Draghi ha ripetuto più volte che la soluzione del problema passa soprattutto attraverso l’azione dei governi sulle riforme strutturali, un’azione che la Bce continua a sollecitare. Lo stesso Draghi ha ricordato ieri sera introducendo il suo maestro Stan Fischer, vicepresidentte della Federal Reserve che il legame fra inflazione e disoccupazione è uno dei problemi ancora irrisolti della macroeconomia.
A Sintra è riunito un vero e proprio gotha delle banche centrali: oltre a Fischer e Weidmann, sono arrivati il presidente della Fed di New York, Bill Dudley, e di Chicago, Charles Evans, il capo della Banca del Giappone, Haruhiko Kuroda, e, tra gli altri governatori europei, quello della Banca d’Inghilterra, Mark Carney. Un gruppo di economisti di punta comprende, fra i relatori, l’ex segretario al Tesoro Usa, Larry Summers, e il premio Nobel, Christopher Pissarides, non a caso un esperto di problemi del lavoro, così come Tito Boeri, il presidente dell’Inps, qui nella veste di economista.
Anche se non figura sul programma, inevitabilmente emergerà nelle discussioni di Sintra il caso Grecia. Anche perché Draghi avrà probabilmente un filo diretto con il contemporaneo vertice di Riga, dove la questione è nuovamente sul tavolo dei leader europei.

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