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Draghi: crescita solo con la stabilità, la Germania è un esempio per tutti

di Stefania Tamburello

ROMA — La Germania? «Un esempio da seguire: ha migliorato la sua competitività attuando delle riforme strutturali» . E poi: «L’Italia non è un paese a rischio» e l’Euro «può sopravvivere solo se l’Unione monetaria garantisce stabilità e prosperità» . Il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, parla a tutto campo sul futuro dell’euro e dell’Europa, sulle regole da fissare e sui compiti della politica monetaria in una lunga interv i s t a con i l quotidiano Frankfurter Allgmeine Zeitung. Sullo sfondo, anche se nell’articolo la questione non viene mai citata, c’è l’appuntamento della nomina alla presidenza della Banca centrale europea che Jean-Claude Trichet lascerà in novembre. Draghi è il principale candidato alla poltrona, dopo l’abbandono di Axel Weber, che si è dimesso dal vertice della Bundesbank aprendo l’incognita sulla futura scelta tedesca per il vertice di Eurotower. Draghi che ieri è stato definito dal Financial Times «l’uomo giusto per guidare la Bce» , presenta dunque nell’intervista le sue credenziali di banchiere centrale dalla forte vocazione europea e dalla rigorosa fiducia nei compiti di tutela della stabilità dei prezzi della Banca centrale europea. «L’euro è una storia di successo, ha portato vantaggi a tutti» , dice. Ma perché abbia un futuro, aggiunge, «occorre il contributo di tutti per la stabilità» . Due sono secondo il governatore italiano i pilastri della costruzione europea: la disciplina di bilancio con «regole semi-automatiche e controlli forti» e la crescita economica che va accelerata attraverso la realizzazione di riforme strutturali. Si potrebbe pensare, dice Draghi, a regole come quelle di Maastricht. Così «un paese potrebbe chiedere all’altro perché avete ancora un’età pensionabile di 57 anni invece che di 67 anni o più come altri?» . Sui temi più specifici di politica monetaria Draghi ribadisce che è «assolutamente normale» che i debiti sovrani abbiano prezzi differenziati sul mercato. E alla domanda sulle possibili reazioni ad un eventuale rialzo dei tassi di interesse, se esiste un tasso unico per 17 paesi, risponde che bisogna «muovere da due principi» : che il compito della Banca centrale è «di salvaguardare la stabilità dei prezzi» e che «una crescita sostenibile è possibile solo se basata sulla stabilità» . Ciò vuol dire che «non serve neanche ai paesi deboli una crescita di quelli forti se questa è accompagnata dall’inflazione» . Sull’Italia il governatore spiega poi che «non è a rischio» perché «l’indebitamento delle famiglie e delle imprese è tra i più bassi in Europa. La struttura industriale è molto diversificata e pertanto resistente. Il bilancio delle partite correnti è in Il equilibrio» . Il deficit durante la crisi non è aumentato come in altri paesi e la durata media del debito pubblico (salita a sette anni e tre mesi) «ci protegge da problemi di finanziamento» . È poi sbagliato considerare l’Italia simbolo di instabilità perché «c’è stato un cambiamento fondamentale» almeno «da quando il governo Prodi ha introdotto nel 1997 un severo programma di convergenza per essere nell’Unione monetaria sin dall’inizio» . Anche se ora «abbiamo bisogno di regole severe per ridurre l’indebitamento e anche di maggiore crescita. Infine Draghi risponde a chi lo ritiene vicino alla cultura Usa: «Mi sento molto europeo. Ho dedicato grande parte della mia vita all’Europa» , ricordando il ruolo di sherpa italiano nelle trattative di Maastricht nel ’ 91.

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