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Draghi: Covid e rilancio, si cambia

È sempre il virus a imporre i tempi. Mario Draghi non ha fatto in tempo a giurare che si è trovato subito a dover affrontare il primo incidente: lo scontro nella maggioranza dopo la decisione del ministro della Salute Speranza di chiudere gli impianti da sci, per ostacolare il dilagare delle varianti. Per Draghi non è stata una sorpresa. Il premier fin dall’inizio, con tutti i suoi interlocutori, ha messo la guerra al virus al primo posto. Il presidente del Consiglio ieri è rimasto in silenzio seguendo a distanza le prese di posizione nei partiti e nello stesso Governo sulla gestione e sulle scelte per contrastare il Coronavirus. La richiesta del cambio di passo (e di tecnici) da parte del leader della Lega Matteo Salvini e di una gestione collegiale («assurdo possa decidere un solo ministro», ha detto sempre per il Carroccio il ministro per il Turismo Massimo Garavaglia), l’aveva probabilmente messe in conto. Il premier (come ha detto ai suoi ministri) vuole però che a parlare siano i fatti. Nel suo programma di Governo l’accelerazione della campagna vaccinale- partita troppo lentamente e in modo disomogeneo – sarà per questo centrale. Il modello è quello britannico e quindi dovranno essere potenziati i centri vaccinali sia per numero che per portata, con l’obiettivo di arrivare ad almeno 300mila dosi al giorno. Ma velocità serve anche sulle misure per contrastare gli effetti depressivi del virus. Su questo un primo assaggio lo avremo già entro la fine del mese con la presentazione del nuovo decreto ristori che ha in dote lo scostamento da 32 miliardi approvato dal Parlamento. Un provvedimento che risentirà anche del confronto tra Governo e parti sociali su cassa integrazione e blocco dei licenziamenti e che inevitabilmente sarà foriero di nuovi duelli nel Governo e nella maggioranza.Così come la scelta sui criteri e gli automatismi per i ristori.

È paradossale ma davvero tutto gira attorno al virus. Ieri il ministro dello Sviluppo Giancarlo Giorgetti è stato visto entrare a Palazzo Chigi dove si è intrattenuto con il premier. Probabile che al centro del colloquio con Draghi ci siano state anche le due principali emergenze da affrontare a via Molise: i casi Alitalia ed ex Ilva che certo il Covid non ha contribuito ad alleggerire e più in generale lil calendario delle emergenze da fronteggiare. Ma la pandemia però – come ha sottolineato lo stesso Draghi – ha contribuito anche ad accelerare processi positivi come l’integrazione europea. A partire proprio dal contrasto al Covid sia sul fronte sanitario (con l’acquisto centralizzato e le autorizzazioni sui vaccini che il premier è intenzionato a sollecitare) che su quello soprattutto del rilancio attraverso il Recovery plan. Anche qui ormai si parla non più di mesi bensì di settimane. Tra gli ospiti ieri che si sono intrattenuti alla presidenza del Consiglio, oltre al Capo della Polizia Franco Gabrielli, anche il neo ministro per l’Innovazione Vittorio Colao che assieme a quello per la Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, (e naturalmente al Mef) sono in prima fila nella stesura o meglio nella «rivisitazione» del piano.

Nel frattempo però bisogna fronteggiare anche le scadenze che sono già in calendario la prossima settimana. In primis il decreto milleproroghe in scadenza il 1° marzo. Ieri Matteo Salvini ha incontrato il suo omologo del Pd Nicola Zingaretti. «Abbiamo parlato di lavoro, sblocco dei licenziamenti…», ha detto il leader della Lega. Ma sul piatto ci sono anche altre partite delicate, come la prescrizione che è proprio uno degli argomenti che potrebbero far fibrillare la maggioranza durante il confronto sul milleproroghe sul quale si registrerà la prima richiesta di voto di fiducia del Governo. Qualche anticipazione il premier potrebbe darla già durante le dichiarazioni programmatiche che presenterà alle Camere domani e giovedì (al Senato oggi la capigruppo deciderà i tempi sul voto) poiché la Giustizia assieme al welfare e alla pubblica amministrazione è tra le riforme su cui si misurerà il piano italiano.

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