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Draghi convince il Parlamento tedesco

L’acquisto di bond di Paesi in difficoltà da parte della Banca centrale europea (Bce) non è un aiuto mascherato agli Stati indebitati, e non porterà all’inflazione. La Bce è indipendente e agisce come tale, l’essenziale è combattere la crisi di fiducia nell’euro e stabilizzare i mercati. Gli attuali spread sono a un livello inaccettabile, così come sono insostenibili le speculazioni sui mercati e l’alta disoccupazione. La ripresa nell’eurozona verrà nel 2013, ma sarà molto lenta e graduale, e tocca ai governi fare i compiti a casa fino in fondo con riforme e consolidamento. Ecco in sintesi il messaggio che Mario Draghi ha portato al Bundestag, il Parlamento federale. L’evento era atteso come una discesa nella fossa dei leoni. E come hanno sottolineato il presidente del Bundestag, Norbert Lammert, e altri legislatori governativi, il numero uno della Bce ha saputo in parte convincere, e comunque si è fatto capire.
«La Bce si sta muovendo nel rispetto del suo mandato», aveva detto il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble nelle anticipazioni diffuse ieri mattina della sua intervista in uscita su Die Zeit.
Lanciando così un importante segnale distensivo. Ribadito poi, dopo l’incontro col presidente Bce, dai deputati del partito della cancelliera. «Draghi ci ha convinti quasi come se fosse un prussiano del sud, possiamo inviare ai cittadini tedeschi il messaggio che le preoccupazioni espresse sull’inflazione sono infondate», ha detto Norbert Barthle. Lammert ha parlato di «confronto costruttivo e utile per capirsi meglio». Manfred Kolbe, vicepresidente del gruppo d’amicizia Italia-Germania, sottolinea invece che «le nostre preoccupazioni restano, l’audizione di Draghi non ha dissipato i nostri dubbi».
Le operazioni Omt, ha comunque spiegato Draghi ai parlamentari della prima potenza europea, «non sono finanziamenti pubblici al debito occulto degli Stati in crisi, ma puntano a rimuovere timori infondati» sul futuro dell’euro. Draghi ha ricordato che proprio la frattura, il crollo della moneta unica sarebbe la cosa più costosa per la Germania. La Bce, ha aggiunto, ha preso le sue decisioni per affrontare una situazione in cui «tutto il sistema finanziario dell’eurozona ha finito con l’essere sempre più disturbato».
La conseguenza, ha ricordato il presidente della Banca centrale europea, è stata la chiusura dei mercati finanziari a certi istituti ma anche la brusca, insostenibile salita dei rendimenti su alcuni titoli sovrani. Adesso, ha insistito Draghi, «andiamo nella giusta direzione », tocca ai governi continuare a fare la loro parte, e «lo stanno facendo seriamente, tagliando i deficit, migliorando la competitività, completando l’unione economica e monetaria». Andando avanti così «si potrà dispiegare tutto l’enorme potenziale dell’euro, migliorando il livello di vita nei paesi aderenti alla moneta unica e portando avanti il grande progetto dell’integrazione europea». Poi, parlando con la stampa, ha risposto ridendo e con una battuta alla domanda se avesse convinto i tedeschi: «Non posso giudicarlo, sarei troppo ambizioso».

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