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Draghi conferma la rotta: tassi al rialzo dopo la fine del quantitative easing

Si va avanti come previsto, ha detto ieri Mario Draghi: non ci sono ragioni per cambiare la sequenza prevista nella gestione della fase finale della politica monetaria estremamente espansiva in essere. Nei prossimi mesi ci potranno essere annunci sui tempi di riduzione degli acquisti di titoli sui mercati (quantitative easing), ma la strada per tornare a una politica convenzionale è quella annunciata: prima termineranno gli acquisti e solo dopo si alzeranno i tassi d’interesse. Un chiarimento per gli investitori dopo che alcuni esponenti della Bce avevano fatto intendere che il costo del denaro avrebbe potuto essere alzato prima. Draghi ha parlato ieri a Madrid e ha spiegato che la Banca centrale europea è sempre stata consapevole che lo straordinario stimolo monetario in corso ha effetti collaterali: quelli prodotti dal programma di acquisto di titoli «hanno maggiori probabilità» di produrli di quanto ne abbiano i tassi moderatamente negativi. «La nostra valutazione attuale sugli effetti collaterali — ha detto — suggerisce quindi che non c’è ragione di deviare dalle indicazioni che abbiamo costantemente dato nelle dichiarazioni introduttive alle nostre conferenze stampa»: nelle quali ha appunto sempre sostenuto che i tassi resteranno a questi livelli o più bassi fino a ben dopo la fine del programma di acquisto titoli. Draghi ha poi detto che è importante completare l’unione bancaria con la creazione di un’assicurazione comune dei depositi.

Danilo Taino

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