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Draghi: con la ripresa i tassi resteranno bassi

La Banca centrale europea resta immobile. Confortato dai segnali di una seppur “modesta” ripresa dell’economia e dalle previsioni di una lentissima risalita dell’inflazione nei prossimi tre anni verso l’obiettivo, oggi lontano, del 2% (sarà all’1,7% a fine 2016), il consiglio della Bce ha deciso di non toccare nulla. Né, come previsto, i tassi d’interesse, né le altre possibili misure di stimolo che, come ha ripetuto anche ieri il suo presidente Mario Draghi, è pronta a usare se necessario.

Eventualità che sembra essersi allontanata. In particolare, Draghi, che ha elencato diversi dati economici positivi usciti nell’ultimo mese, ha minimizzato l’utilità e il possibile impatto di uno stop alla sterilizzazione dei titoli dei Paesi in crisi comprati nel 2010-2011, misura che molti osservatori di mercato attendevano e che avrebbe più che raddoppiato la liquidità in eccesso. Il numero uno dell’Eurotower ha aggiunto però una cosa: anche quando l’economia comincerà a muoversi a un passo più convincente, la Bce europea continuerà a mantenere i tassi d’interesse molto bassi, per favorire il riassorbimento della ampia capacità produttiva inutilizzata. E la risalita graduale dell’inflazione ridurrà di fatto i tassi reali.
Nell’analisi delle politiche economiche in Europa, Draghi ha apprezzato le valutazioni della Commissione pubblicate mercoledì (che richiamano all’azione diversi Paesi fra cui l’Italia). Pur non affermando niente di diverso da occasioni precedenti, acquista quindi significato la sollecitazione di Draghi a non fare marcia indietro sul risanamento di bilancio e la riduzione dell’alto debito pubblico. Senza citare esplicitamente l’Italia, ha osservato che «sarebbe un disastro se, dopo tanti sacrifici, venisse sprecato il capitale politico e umano speso». Il risanamento va fatto nel rispetto del Patto di stabilità, ma in modo che sia «favorevole alla crescita, ripensando la composizione», formula per indicare la preferenza ai tagli alla spesa pubblica rispetto all’imposizione di nuove tasse. Per il resto, riforme strutturali, a partire dal mercato del lavoro, in quanto la disoccupazione strutturale è alta. L’eurozona è un’isola di stabilità, ha detto, deve tornare a essere anche un’isola di prosperità e di creazione di posti di lavoro. «Bisogna rendere più semplice fare attività d’impresa».
La Bce, ha spiegato Draghi, ha deciso di non toccare i tassi (fermi da novembre al minimo storico dello 0,25% per il rifinanziamnto e a zero quello sui depositi) e di non adottare altre misure di stimolo perché l’andamento dell’economia conferma lo scenario della Bce. Che nelle sue nuove proiezioni ha sostanzialmente ribadito quelle del dicembre scorso per il 2014 e il 2015, con una crescita in graduale recupero fino all’1,8% nel 2016. Limitato finora (anche se gli sviluppi gepopolitici sono «imprevedibili») l’impatto della crisi ucraina, se non sull’economia ucraina e russa. Le turbolenze degli emergenti portano in Europa capitali che hanno contribuito a ridurre gli spread. Quanto all’inflazione, sarà ancora solo all’1,5% nel 2016, ma nell’ultimo triemstre salirà all’1,7%, un’evoluzione che sembra soddisfare la Bce e che riduce la probabilità di azione da parte della politica monetaria nei prossimi mesi. Draghi ha peraltro ammesso che più ci si allontana nel tempo, e più le previsioni diventano incerte. La bassa inflazione di questi tempi (0,8% a febbraio) è stata attribuita dal capo dell’Eurotower all’euro forte (l’apprezzamento effettivo dello 0,8% negli ultimi due anni l’ha compressa di uno 0,4-0,5%) e al calo dei prezzi dell’energia.
Non solo non sono peggiorate le prospettive d’inflazione, ma non si è realizzata neanche l’altra possibile ragione d’intervento che il banchiere centrale italiano aveva illustrato il mese scorso, un aumento ingiustificato dei tassi del mercato monetario. Anzi, la situazione su questo fronte si va ulteriormente normalizzando. Per questo, e perché comunque, ha spiegato Draghi, l’impatto sarebbe temporaneo, dato che si tratta di titoli per lo più a scadenza entro un anno, il consiglio ha optato per non sospendere l’assorbimento della liquidità creata con gli acquisti di debito dei Paesi in crisi in base al cosidetto programma Smp.
Quanto alla possibilità di far ripartire il credito (quello alle imprese continua a contrarsi), il rilancio della cartolarizzazioni di cui la Bce parla da mesi richiede anzi tutto cambiamenti regolamentari che spettano in primis al Comitato di Basilea.

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