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Draghi chiede stabilità e riforme

I mercati finanziari, «e così tutti noi», mandano un messaggio all’Italia e agli altri Paesi dell’eurozona che attraversano fasi di turbolenza politica: stabilità e riforme.
Il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, che abitualmente evita commenti sulla situazione del nostro Paese, è stato invece piuttosto esplicito ieri, al termine della riunione del consiglio della banca, quasi in coincidenza con il voto al Senato che ha evitato la crisi di Governo. Le riforme, ha affermato, devono essere fatte non per rispondere alla pressione dei mercati, ma dovrebbero venire in seguito a pressioni interne, perché «sono buone di per sé». Draghi ha sottolineato anche che, negli ultimi giorni, «non è vero che i tassi d’interesse quasi non si sono mossi», come gli aveva fatto notare un cronista, ma che «l’instabilità dei mercati è stata relativamente contenuta, grazie ai significativi progressi realizzati, soprattutto sul consolidamento del bilancio».
L’effetto contagio di queste turbolenze politiche è ora sotto controllo, secondo il presidente della Bce, e il danno colpisce soprattutto le economie dei Paesi interessati. «Quando si guarda a periodi di instabilità, come abbiamo visto in Grecia, Portogallo e ora in Italia, si vede – ha detto il banchiere centrale italiano – che l’instabilità politica in questi Paesi può danneggiare le loro speranze di ripresa, ma non le fondamenta dell’Europa, come succedeva negli anni scorsi: i Governi hanno fatto progressi sul fronte della credibilità fiscale e anche delle riforme; la Bce ha risposto con il piano Omt (per l’acquisto di debito dei Paesi in difficoltà, ndr); la governance dell’eurozona ha fatto passi avanti».
È l’azione su questi tre fronti «per promuovere la ripresa e la creazione di posti di lavoro», ha dichiarato Draghi, la miglior risposta al sentimento anti-euro emerso nelle recenti elezioni in Germania e Austria, nei confronti del quale bisogna stare «allerta».
Il consiglio della Bce (riunito a Parigi) per il quinto mese consecutivo ha deciso di lasciare invariati i tassi ufficiali, nonostante l’inflazione sia calata nuovamente a settembre, all’1,1%, allontanandosi ulteriormente dall’obiettivo di stare “sotto, ma vicino al 2%”, e la ripresa sia tuttora «debole, diseguale e fragile», come l’ha definita Draghi, e una disoccupazione che «si è stabilizzata, ma a livelli molto alti». Secondo alcuni governatori, ha rivelato, non era nemmeno il caso di parlare in consiglio di un possibile taglio dei tassi. L’andamento dell’inflazione, secondo lui, «non è inatteso» e dipende fra l’altro dall’andamento dei prezzi del petrolio e alimentari e da quello dell’economia e dalla rivalutazione dell’euro. La Bce comunque, ha detto, segue da vicino gli sviluppi, come quelli del cambio dell’euro, che anche ieri ha continuato ad apprezzarsi. L’altro elemento negativo è il credito «molto debole» all’economia reale. Secondo i dati Bce, quello alle famiglie è cresciuto ad agosto dello 0,4%, invariato dall’inizio dell’anno, e quello alle imprese è calato del 2,9%, rispetto al 2,8 di luglio. Draghi ha detto di sperare che il credito riparta prima della fine del 2014, quando la Bce avrà completato la revisione sulla qualità dei bilanci delle banche e lo stress test prima di assumere la responsabilità principale della vigilanza sugli istituti dell’eurozona. «Se per allora non ci fosse una ripresa del credito, saremmo in pessime condizioni», ha osservato.
L’esame dei bilanci bancari, un tappa che molti considerano essenziale per favorire il flusso di credito e la ripresa economica, dovrà essere «credibile – ha detto il presidente della Bce – e per questo trasparente e rigorosa». L’Eurotower comunicherà nella seconda metà di ottobre maggiori dettagli sui criteri della revisione delle banche. Ha dichiarato anche di non aspettarsi «nessun grave disastro» dall’esame degli istituti di credito.
Draghi ha anche ribadito che la Bce è pronta a intervenire, «con una vasta gamma di strumenti, compresa una Ltro» (operazione di finanziamento a lungo termine, come le due realizzate fra fine 2011 e inizio 2012), per garantire la liquidità delle banche ed evitare che, come è successo nelle scorse settimane, i tassi del mercato monetario salgano più di quanto giustificato dall’inflazione. «Non consentiremo che alcun incidente sulla liquidità si frapponga alla ripresa», ha chiarito, aggiungendo però che la liquidità non può sostituirsi al capitale necessario, una precisazione significativa nel momento in cui la Bce si appresta a vagliare i bilanci bancari. Draghi si è detto fiducioso che le risorse necessarie a livello nazionale per ricapitalizzare le banche saranno disponibili.

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