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Draghi: chiarezza sul futuro dell’Eurozona

All’inizio di un vertice europeo di due giorni che deve servire a trovare un sofferto accordo con la Turchia per meglio gestire il drammatico arrivo di migliaia di migranti dal Vicino Oriente, il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi ha chiesto urgentemente ai Paesi della zona euro di fare «chiarezza sul futuro della nostra Unione economica e monetaria», sottolineando ancora una volta la necessità di adottare politiche economiche di sostegno alla domanda interna.
Il richiamo del banchiere centrale è giunto in un momento delicatissimo, sia da un punto di vista politico che in ottica economica. Non solo l’economia rimane fragilissima, con evidenti rischi deflazionistici nonostante il tasso di riferimento a zero e acquisti generosi di titoli sul mercato, ma la stessa emergenza rifugiati sta creando pericolosissime tensioni tra i Paesi membri dell’Unione monetaria, tali da metterne a rischio il futuro.
Riferendosi alla presentazione della situazione economica che aveva appena fatto ai capi di Stato e di Governo riuniti in un vertice di due giorni iniziato ieri, Draghi ha spiegato: «Ho detto loro chiaramente che anche se la politica monetaria è stata l’unica politica a guidare la ripresa, essa non può risolvere alcune delle debolezze strutturali di base dell’economia della zona euro». Il banchiere ha quindi sottolineato come siano necessarie «riforme strutturali» e «tasse più basse» per «sostenere la domanda».
«Più importante – ha aggiunto – è necessario fare chiarezza sul futuro della nostra Unione economica e monetaria». Sul fronte più prettamente economico, il presidente dell’istituto monetario ha poi sottolineato: «L’economia si sta riprendendo con un ritmo rallentato. Vediamo segnali di miglioramento in alcune parti dell’economia, per esempio nel mercato del lavoro e nei crediti, ma i rischi restano al ribasso e alcuni di questi rischi si sono intensificati».
«I tassi della zona euro – ha poi aggiunto – sono destinati a rimanere al livello presente o a un livello inferiore per un esteso periodo di tempo, e ben oltre la fine del nostro programma di acquisto di titoli». La Bce ha annunciato giovedì scorso misure straordinarie per aiutare l’economia: ha ridotto il tasso di riferimento a zero e ha aumentato da 60 a 80 miliardi di euro gli acquisti mensili di titoli sul mercato. Ieri Draghi si è detto pronto ad agire ulteriormente «in presenza di cambiamenti nelle prospettive».
Da tempo, la Bce è preoccupata per la crisi dell’euro. L’istituto monetario è dell’avviso che una maggiore integrazione dell’Unione monetaria sia necessaria per contrastare i rischi economici ed evitare una disintegrazione della zona euro, dilaniata da una brusca crescita dei partiti radicali e da gravi tensioni provocata dall’emergenza rifugiati. Già in febbraio, davanti al Parlamento europeo, Draghi aveva detto che «l’incompletezza dell’Unione monetaria potrebbe diventare una fonte di fragilità».
A questo proposito, i Ventotto, riuniti a Bruxelles, vogliono trovare entro oggi un sofferto accordo con la Turchia per meglio gestire l’arrivo di rifugiati dal Vicino Oriente. La partita in vista di un doppio compromesso – tra i Ventotto, e tra questi e Ankara – era ancora in corso ieri sera. Parlando prima dell’inizio dell’incontro, il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk restava prudente sull’esito del negoziato: «Sono cautamente ottimista, ma per essere franco, sono più prudente che ottimista».
L’intesa preliminare raggiunta all’inizio di marzo e alla base dei negoziati in corso prevede il rinvio dalla Grecia alla Turchia di tutti i nuovi migranti irregolari arrivati in Europa. Nel contempo, per ogni siriano giunto in Turchia dalla Grecia, dovrebbe esserci un siriano attualmente in Turchia da reinsediare in Europa. L’obiettivo è «di smantellare il modello economico» dei trafficanti, e «di spezzare il legame tra la traversata per mare e lo stabilimento in Europa».
A questo proposito, la Commissione europea ammette che saranno necessarie delicate modifiche legislative sia in Grecia che in Turchia. In cambio della sua collaborazione, Ankara chiede nuovi benefici (controversi per molti Paesi europei). Tra le richieste, altro denaro, oltre ai tre miliardi di euro già promessi; l’ingresso senza visto in Europa già in giugno; e soprattutto la possibilità di aprire nuovi capitoli negoziali per un eventuale ingresso della Turchia nell’Unione.

Beda Romano

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