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Draghi chiama i governi: riforme strutturali

Il presidente della Bce, Mario Draghi, ha lanciato un forte richiamo ai leader dell’Ue sollecitandoli a intervenire per difendere l’economia a rischio di peggioramento e il futuro dell’Eurozona.

Nella parte economica del Consiglio dei 28 capi di governo a Bruxelles, che poi ha lavorato sul difficile accordo Ue-Turchia per l’emergenza migranti, Draghi ha riferito di aver «reso chiaro che, sebbene la politica monetaria si stata l’unica politica che ha guidato la ripresa negli ultimi anni, non può affrontare alcune debolezze strutturali di base, per quello servono riforme per aumentare la domanda, investimenti e abbassare le tasse».

Il presidente della Bce ha chiesto «chiarezza sul futuro dell’Unione monetaria». L’Eurotower teme uno scenario macroeconomico peggiore delle aspettative e tassi d’interesse ancora più bassi anche oltre il piano di maxi-stimoli finanziari in corso. «L’economia sta riprendendo con un impulso più basso — ha detto Draghi —. Vediamo segnali di miglioramento in alcune parti dell’economia, per esempio nel mercato del lavoro e nei crediti. Ma i rischi restano al ribasso e alcuni di questi rischi si sono intensificati».

La Bce «se le prospettive dovessero cambiare è pronta a usare tutti gli strumenti appropriati». Ma Draghi ritiene essenziali gli interventi dei governi, che restano divisi. La cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente di turno del Consiglio Ue, l’olandese Mark Rutte, difendono i vincoli di bilancio e le misure di austerità. Il premier Matteo Renzi e il presidente francese Francois Hollande guidano i favorevoli a più flessibilità per poter investire e ridurre le tasse come ha chiesto Draghi. Renzi ha esortato a eliminare dai vincoli di bilancio il cofinanziamento nazionale dei fondi Ue e ha annunciato «una serie di proposte economiche» degli eurosocialisti per «il summit di giugno» .

Nette divisioni sono emerse nella cena sul compromesso comune sull’accordo per impegnare la Turchia a bloccare i migranti diretti verso l’Unione europea e a riprendersi quelli arrivati illegalmente in Grecia. Merkel, principale sostenitrice della collaborazione con Ankara, ha parlato di «negoziati complicati» e ha invitato i turchi a ritirare le richieste improponibili (facile liberalizzazione dei visti per l’Europa, accelerazione dell’adesione all’Ue, aiuti da tre a sei miliardi).

Molti leader non si fidano del presidente turco Erdogan, che in passato non ha onorato gli impegni di rispetto dei diritti fondamentali. Cipro ha mantenuto la sua riserva. In vari Paesi Ue molti elettori sono contrari a concessioni alla Turchia.

C’è consenso al contrario su maggiori aiuti alla Grecia, anche per garantire legalità e umanità nei rimpatri di profughi. Dopo mezzanotte i 28 hanno incaricato il presidente stabile del Consiglio, il polacco Donald Tusk, di negoziare stamattina con il premier turco Ahmet Davutoglu, prima di riconvocare il vertice. Per Hollande c’è ancora «molta strada da fare».

Ivo Caizzi

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