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Draghi: chi non crea lavoro sparirà

«Deve essere più facile per le aziende assumere i giovani, non licenziarli», quanto meno non più di quanto sia ora, dice il presidente della Bce, Mario Draghi che a Washington nel corso di un dibattito alla Brookings Institution, in occasione dei lavori dell’assemblea del Fondo monetario, parla della riforma italiana, quel provvedimento che per il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan rappresenta «un risultato molto importante che sarà seguito da altre riforme molto ambiziose».
«Non credo che la revisione delle regole del lavoro in Italia si tradurrà in massicci licenziamenti. Dopo anni di recessione, e tassi di disoccupazione elevati, le imprese che hanno voluto o dovuto licenziare lo hanno già fatto» afferma il banchiere ricordando che l’eccessiva flessibilità, e non solo in Italia, ha già mostrato le sue falle e non rappresenta quindi una soluzione. «Dal 2002 sono stati fatti contratti molto flessibili, posizioni che la crisi ha spazzato via» dice. Bisogna ricominciare ad assumere, dunque, ma la crescita potenziale è troppo bassa per produrre da sola la riduzione della disoccupazione, aggiunge, e quindi occorre che intervengano subito i governi con le riforme sapendo che se non lo faranno, se non combatteranno efficacemente la disoccupazione,«non saranno rieletti, spariranno dalla scena politica». E questo dovrebbe essere «un importante incentivo» ad agire.
Draghi si sofferma anche sulla congiuntura europea, che secondo l’Fmi — ieri il direttore generale, Christine Lagarde lo ha ripetuto sollecitando la stessa Bce ad acquistare i titoli di Stato se le cose non dovessero migliorare — è sull’orlo di una nuova recessione.
«La crescita ha perso slancio» afferma il presidente dell’Eurotower, ribadendo che la Bce ha fatto già molto e che è pronta ad adottare nuove «misure non convenzionali» in caso di necessità. Un’affermazione che ha lasciato freddi gli investitori di Wall Street. In ogni caso non tutto è negativo visto che Draghi vede la rapida accelerazione della ripresa del credito già dall’inizio del 2015, «perché le banche avranno una maggiore capacità di bilancio per i prestiti».
Padoan ha invece partecipato ad una tavola rotonda con il ministro delle Finanze tedesche, Wolfgang Schäuble, d’accordo sul piano di riforme da fare, sia con Draghi sia con Padoan. «La Germania non vuole certo essere arrogante e non deve dire all’Italia o ad altri cosa fare» ha detto sostenendo comunque che nessun Paese ha chiesto di cambiare le regole di bilancio europee, che contengono in sé la flessibilità necessaria. Padoan ha ribadito che le riforme sono necessarie «ma richiedono tempo» per essere realizzate soprattutto in Italia in presenza di bassa produttività e recessione.
A Washington anche il Commissario per la spesa pubblica Carlo Cottarelli, che presto tornerà al Fondo, come Direttore esecutivo per l’Italia: La spending review, dice «non è né uno sprint né una maratona ma una corsa a staffetta».

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