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Draghi cerca Merkel e Macron Patto per incalzare la Commissione

Mario Draghi cerca un coordinamento con Parigi e Berlino sulla crisi
Una locomotiva europea con i motori di Italia, Germania e Francia. In grado di trainare politicamente tutta l’Unione e soprattutto la Commissione. Superando le incertezze che si sono registrate nella gestione dell’emergenza Covid. In vista del Consiglio europeo che si riunirà giovedì prossimo — non in presenza ma virtualmente in videoconferenza — Mario Draghi sta cercando di imprimere una accelerazione alla campagna vaccinale. Uno dei centri nevralgici, però, non si trova nel nostro Paese ma a Bruxelles. Ed è da lì che deve partire un cambio di marcia.
Per i prossimi giorni, allora, il presidente del Consiglio sta studiando la possibilità di organizzare una serie di contatti informali che preparino i lavori del summit. Le interlocuzioni riguarderanno in primo luogo.
Germania e Francia. Merkel e Macron. Berlino, Parigi e Roma del resto rappresentano i soci più grandi dell’Ue, dal punto di vista economico e per popolazione. Un asse preferenziale è quasi fisiologico. Nel recente passato, però, era fondato solo sulla tratta franco-tedesca e ora può ampliarsi all’Italia.
L’obiettivo dunque è quello di presentarsi alla prossima riunione di vertice con un patto ancor più stringente. Il nodo delle analisi che si sono svolte in queste settimane si stringe sempre intorno alla Commissione. Nella definizione dei contratti con le aziende farmaceutiche che producono i vaccini e poi nelle trattative per reclamarne il rispetto e poi l’ampliamento, l’azione della presidente Ursula Von Der Leyen non è stata giudicata all’altezza della situazione. Le critiche verso Bruxelles non sono partite solo dall’Italia e dalla Francia, ma lo stesso governo tedesco ha fatto filtrare con i governi “amici” una certa insoddisfazione. Si tratta dunque di una situazione che in una fase così drammatica per la vita di tutti i Paesi europei non può essere ignorata.
L’operazione di fondo, allora, è finalizzata ad aiutare fattivamente la Commissione ad affrontare la delicatezza del momento. Cosa vuol dire? Sostanzialmente che già in occasione del prossimo Consiglio europeo la “locomotiva” con tre motori dell’Unione formulerà le sue aspettative e illustrerà le sue indicazioni alla presidente della Commissione. L’idea è quella di affiancare e coadiuvare il “governo” dell’Ue nelle decisioni e nelle operazioni che concernono la battaglia contro il coronavirus.
Naturalmente l’aspetto decisivo resta l’approvvigionamento delle fiale. È quello il ventre molle del’Europa. Nelle settimane passate era stato persino ipotizzato il ricorso all’articolo 122 del Trattato che attribuisce al Consiglio europeo la possibilità di emettere “misure adeguate” proprio per l’approvvigionamento di prodotti considerati fondamentali. Questa soluzione era stata prospettata per “nazionalizzare” i brevetti e quindi favorire la produzione autonoma dei liquidi immunizzanti. In realtà non dovrebbe rientrare al momento nelle procedure all’esame del summit e nemmeno di Italia, Francia e Germania. Si tratterebbe infatti di una sorta di dichiarazione di guerra alle “Big Pharma” il cui esito — s oprattutto in prospettiva — potrebbe risultare incalcolabile. Il nucleo di questa azione si concentrerebbe semmai sulla elaborazione di una sorta di “diplomazia industriale” più incisiva.
Le disattenzioni compiute sulla parte contrattualistica degli accordi con le aziende farmaceutiche, insomma, non si possono più ripetere. Negli ultimi giorni molti nell’Unione hanno evidenziato in quella fase una negoziazione timida. Un approccio troppo prudentemente burocratico. Preoccupato più di mettersi al riparo da eventuali polemiche “interne” che dell’effettivo raggiungimento dell’obiettivo. Quello che Draghi ha chiamato anche nella conferenza stampa di venerdì scorso approccio “pragmatico”. Anche per questo le misure come il blocco dell’export, soprattutto per le società che non rispettano le intese, potranno essere accompagnate da una forma di automatismo. La comparazione poi con la campagna vaccinale americana — sebbene i vaccini siano quasi tutti prodotti da gruppi statunitensi — sta mettendo per troppo tempo l’Ue dietro la lavagna. Una distanza che stride ancor di più se si considera il sistema di welfare europeo e l’universalità del sistema sanitario.
L’operazione, però, contiene di fatto al suo interno una precondizione: riesce solo con l’accordo di Angela Merkel. I rapporti della Cancelliera con la presidente della Commissione non sono più gli stessi. Ma Ursula von der Leyen resta una sua protetta e comunque espressione della Germania. Da oggi a giovedì le telefonate tra Roma, Berlino e Parigi saranno sicuramente sempre più intense.
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