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Draghi cerca la grande intesa sul blocco dei licenziamenti

Il premier Mario Draghi è disposto a cambiare un’altra volta le regole sul blocco dei licenziamenti purché sull’eventuale nuova formulazione ci sia l’accordo di tutti, dai partiti di maggioranza alle parti sociali, sindacati e Confindustria.È questa la linea che avrebbe espresso il presidente del Consiglio negli incontri separati che ha avuto nei giorni scorsi con i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Maurizio Landini, Luigi Sbarra e Pierpaolo Bombardieri. Draghi, dunque, non difende a tutti i costi la soluzione presa con il decreto Sostegni bis (blocco fino a giugno nell’industria e nell’edilizia; blocco fino ad ottobre per le piccole imprese dei servizi) ma vuole essere certo che una modifica non porterà con sé altre polemiche e altre richieste. E questo non è affatto scontato, da qui l’estrema cautela del presidente del Consiglio. Che ha deciso di rifletterci, di prendersi del tempo considerando che anche le posizioni (o le strategie) sindacali, al di là delle dichiarazioni formali, non sono del tutto coincidenti.Un compromesso potrebbe essere quello di imboccare la strada della proroga selettiva del blocco dei licenziamenti: non si può licenziare fino ad ottobre nei settori industriali ancora profondamente in crisi, misura che riguarderebbe soprattutto le filiere produttive della moda, del tessile e del calzaturiero. È un’opzione sostenuta dal ministro del Lavoro, Andrea Orlando (Pd), appoggiata dal Partito democratico e da Liberi e Uguali. Anche i Cinquestelle sarebbero d’accordo, pur essendo sensibili alle richieste delle piccole imprese. La Lega ha una posizione ondivaga: il ministro dello Sviluppo, Giancarlo Giorgetti, ha detto sì alla proroga selettiva, il leader Matteo Salvini ha sostenuto tutte le soluzioni, lasciando l’ultima decisione a Draghi. Così Salvini pensa di non inimicarsi né i lavoratori né gli imprenditori.La proroga selettiva non piace né a Forza Italia, né ai renziani di Italia Viva. La Confindustria l’ha sposata in un primo tempo ma ora pensa che con la cassa integrazione ordinaria, senza spese aggiuntive, prevista dal decreto del governo, il risultato per le imprese che vogliono salvaguardare il proprio capitale umano in vista della ripresa della produzione sia praticamente lo stesso. E la linea è emersa chiara ieri durante i lavori del Consiglio generale di Confindustria: ormai – è la tesi degli industriali – la questione dei licenziamenti è diventata una partita politica ed ideologica, che divide la maggioranza e forse anche le confederazioni sindacali e che finisce per riguardare sempre meno le imprese.Ma la proroga selettiva non è neanche la richiesta di Cgil, Cisl e Uil le quali chiedono, invece, che il blocco sia posticipato per tutti alla fine di ottobre per puntare ad approvare nel frattempo la riforma degli ammortizzatori sociali collegati all’avvio di nuove politiche attive del lavoro. Dunque il rischio è che le polemiche e le divisioni non si fermino. Anche per questo la Cisl e la Confindustria hanno lanciato l’idea di aprire una stagione di concertazione per un nuovo patto sociale, nel quale – tra le altre cose sia possibile scambiare il blocco selettivo con altre partite. Non è però questa l’impostazione della Cgil di Landini che, anche accentuando la mobilitazione (è questo l’orientamento emerso nell’ultima riunione del Direttivo confederale), non intende abbandonare l’obiettivo della proroga del blocco generalizzato ad ottobre, e che considera la formula individuata nel decreto Sostegni bis troppo favorevole alle aziende le quali, ora, hanno a disposizione o la cassa integrazione o il ricorso ai licenziamenti, in entrambi i casi gratis. Insomma, secondo Corso d’Italia, gli industriali avrebbero comunque vinto senza una modifica sostanziale della norma. Inoltre la Cgil non ha alcuna intenzione di sottoscrivere un eventuale accordo che preveda comunque i licenziamenti.La via d’uscita è davvero nelle mani di Draghi. Da una parte deve prendere in considerazione le richieste distinte che provengono dai partiti che sostengono il governo; dall’altra gli interessi diversi rappresentati da sindacati e imprese. Una decisione potrebbe arrivare la prossima settimana, al ritorno del premier dal G7 che si svolgerà nel weekend in Cornovaglia, e poi dal vertice Nato di lunedì a Bruxelles.

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