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Draghi: Brexit, nessuno sconto a Londra

In un contesto di ripresa segnata da «uno slancio inferiore» al previsto, il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi ha colto l’occasione di una audizione dinanzi al Parlamento europeo per sottolineare l’urgenza di rispondere alle preoccupazioni della pubblica opinione con «una azione europea». L’appello è legato anche ai timori provocati dalla scelta britannica di uscire dall’Unione. Dall’esito del negoziato con Londra, ha avvertito Draghi, dipenderà la futura stabilità dell’Unione.
Citando Carlo Azeglio Ciampi – «l’euro è la più grande dimostrazione della volontà unita del popolo europeo e una forza motrice di integrazione politica» -, il banchiere ha identificato tre campi in cui compiere nuovi sforzi. In primo luogo, ha spiegato che «nuovi progetti comuni europei dovrebbero concentrarsi sulle preoccupazioni immediate della pubblica opinione». Tutte quelle sfide che vanno oltre le frontiere nazionali richiedono «un’azione europea», in particolare: l’immigrazione, la sicurezza e la difesa.
L’economista ha poi sottolineato che maggiore integrazione europea è impossibile da raggiungere senza consolidare la fiducia tra i paesi membri: «Per rafforzare questa fiducia – ha precisato – è importante che le regole decise siano rispettate». Il presidente Draghi ha voluto ricordare che «il quadro di governo dell’economia (vale a dire il Patto di Stabilità e di Crescita, ndr) è essenziale per evitare squilibri che rischierebbero in ultima analisi di destabilizzare la zona euro».
Lo sguardo corre al risanamento dei conti nazionali. Il presidente della Bce ha notato la «molta flessibilità» delle regole di bilancio. In questo senso, ha esortato i paesi che hanno pochi margini di manovra – l’Italia – a guardare «alla composizione del bilancio, non alla sua taglia». Quanto alla richiesta ai paesi con margine di manovra di spendere di più (la Germania), Draghi ha fatto notare che questo «non è un obbligo», a differenza del risanamento del bilancio, ma sarebbe comunque preferibile.
L’esortazione a una maggiore integrazione – grazie anche al completamento dell’unione bancaria, terzo capitolo del suo trittico – assume nuovo significato alla luce di Brexit. Draghi ha approfittato della sua prima audizione dopo il referendum di giugno per spiegare che «l’integrità del mercato unico va preservata» nei negoziati che Londra avrà con Bruxelles. Il Regno Unito vuole continuare ad avere accesso al mercato unico, ma senza rispettare le quattro libertà fondamentali, tra cui quella di movimento.
Ha avvertito il presidente della Bce, a difesa del rispetto dei quattro principi ai quali deve sottostare chi vuole accesso al mercato unico: «È molto difficile immaginare che un accordo ritenuto discriminante contro alcuni o a favore di altri possa essere una fonte di stabilità per il futuro della nostra Unione». Il banchiere centrale ha così lasciato intendere che concessioni troppo generose al Regno Unito creerebbero un precedente che altri paesi membri potrebbero chiedere, mettendo a soqquadro le basi su cui poggia l’Unione.
Riferendosi poi alla politica monetaria, «molto efficace nella sua capacità di trasmettersi all’economia», il presidente Draghi non ha offerto segnali nuovi sul futuro dei tassi d’interesse. Ha ammesso che la ripresa continua, ma «con uno slancio inferiore rispetto alle previsioni di giugno». Ha ribadito che la Bce «è pronta ad agire con tutti gli strumenti a sua disposizione». In questo contesto, però, ha ammesso che «tassi d’interesse molto bassi per un lungo periodo di tempo comportano rischi per la stablità finanziaria».
Quanto alla «sovraccapacità» che caratterizza il sistema bancario europeo, il presidente dell’istituto monetario ha spiegato che questa è una della «cause» della scarsa redditività degli istituti di credito in Europa ed è uno degli aspetti che «i governi dovrebbero tenere d’occhio. Dovrebbero creare le condizioni per favorire un consolidamento» nel settore. Draghi non ha voluto invece commentare lo stato di salute di Deutsche Bank, che tanto preoccupa gli analisti finanziari.
«La diffusa sensazione di insicurezza, anche di insicurezza economica, rimane una preoccupazione importante», ha concluso il presidente dell’istituto monetario, parlando dinanzi alla commissione affari economici del Parlamento europeo qui a Bruxelles. «Non possiamo semplicemente attendere che arrivino tempi migliori – ha aggiunto il banchiere centrale -. Dobbiamo rinnovare i nostri sforzi affinché l’unione economica e monetaria offra sicurezza e prosperità. E la Bce farà la sua parte».

Beda Romano

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