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Draghi & Bce Test di maturità Per l’euro e per il continente

Per la Banca centrale europea, il 2015 sarà probabilmente l’anno della maturità. È in quella direzione che la sta conducendo il suo presidente, Mario Draghi. Il prossimo 1° giugno, la Bce compirà solo 17 anni, ma la Grande Crisi l’ha fatta crescere in fretta, nel fuoco della battaglia. Fino a qualche tempo fa, la prudenza di chi ha sperimentato ancora poco nella vita ha fatto sì che si muovesse con prudenza, con passo qualche volta incerto e anche facendo errori da matita blu, come quando, poco prima del crollo della Lehman Brothers — 2008 — e a crisi dei subprime americani già in dispiegamento, alzò i tassi d‘interese. 
Frasi cult
Un momento importante di crescita l’ha avuto nel 2012, con la famosa frase di Draghi whatever it takes , per dire che la Bce avrebbe fatto qualsiasi cosa per evitare la rottura dell’euro e che sarebbe stato un qualcosa di funzionante. Fu la dichiarazione dell’adolescente che testa il mondo.
Ora, però, si tratta di lasciare la casa di famiglia. Che per la banca significa mostrare che si è emancipata non solo dalla tutela dei governi nazionali ma anche dalle loro pressioni. Nel concreto: il 22 gennaio, la riunione del Consiglio dei governatori deciderà quasi di sicuro l’inizio del Quantitative Easing a tutto campo, il contrastato alleggerimento monetario non convenzionale, e lo farà a maggioranza, cioè non all’unanimità ma probabilmente con l’opposizione di una sua parte, soprattutto dei due membri tedeschi, il presidente della Bundesbank Jens Weidmann e la componente del Consiglio esecutivo della Bce Sabine Lautenschläger.
Sarà un passo importante dal punto di vista della politica monetaria e degli effetti che potrebbe avere sulle economie dell’Eurozona. Ma sarà anche l’affermazione della piena autonomia della Bce dalle logiche nazionali, del fatto che la banca agisce in modo indipendente tenendo conto dell’intera area dell’euro senza lasciarsi influenzare da pressioni e umori di un Paese o dell’altro, grande o piccolo che sia.
Esperimento
Se il passaggio avrà successo, niente sarà più come prima. La Bce potrà fare bene o male, compiere scelte giuste o fare errori: ma sarà adulta e sola responsabile delle proprie azioni. Da questo punto di vista, anche nel 2015 Mario Draghi potrebbe essere il personaggio dell’anno, come lo fu nel 2012.
Una ragione in più per dire che la riunione del 22 gennaio non sarà semplice: i genitori — cioè gli Stati nazionali e i loro governi — non sono mai felici quando la creatura si emancipa definitivamente. Spesso occorre imporglielo. Questa volta, però, potrebbe essere diverso.
Angela Merkel non ha alcuna intenzione di assistere a una nuova crisi sui mercati, ancora meno di rischiare di nuovo la frantumazione dell’euro. E sa bene che una spaccatura grave nella Bce provocherebbe terremoti imprevedibili ed estremamente difficili da gestire. Si può dunque immaginare che la cancelliera, e come lei il ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble, non forzeranno la situazione. E che la Bundesbank, la banca centrale tedesca, ne prenderà atto. Certo, un Quantitative Easing a 360 gradi, cioè con l’acquisto di titoli dello Stato da parte della Bce, in Germania solleverà opposizioni e ricorsi alla Corte Costituzionale. In ogni caso, insomma, non saranno mesi sonnolenti.
Tra l’altro, a cominciare dalla riunione del 22 gennaio, la Bce pubblicherà i resoconti del dibattito nel Consiglio dei governatori quattro settimane dopo che si è tenuto invece che trent’anni dopo. È ancora un tempo superiore alle tre settimane dell’americana Fed e alla pratica della Bank of England che pubblica le minute il giorno stesso del meeting. Ciò nonostante è una rivoluzione di trasparenza: sia Draghi sia i membri del Consiglio che si oppongono cercheranno di usare questo strumento per creare consenso alle loro posizioni.
Poi, si tratterà di vedere quanto l’acquisto di bond pubblici funzionerà nell’allontanare il pericolo di deflazione e nell’aiutare la crescita. Di sicuro, dipenderà dalle dimensioni dell’intervento, dalla sua velocità, dal tipo di titoli. In ogni caso, gli esempi degli Stati Uniti, dove il Qe in qualche modo ha avuto effetti, e del Giappone, dove ne ha avuti meno nonostante la notevole dimensione, dicono che la stessa medicina non ha lo stesso effetto su corpi diversi. L’efficienza dei mercati dei capitali e la capacità dei canali di trasmissione di fare arrivare la politica monetaria a imprese e famiglie sono fattori decisivi: è dunque possibile che l’economia dell’Eurozona, ancora in gran parte vincolata al sistema bancario e meno al mercato dei capitali, finisca con il reagire meno dell’economia americana.
Cose serie: Francoforte sarà spesso il centro del mondo, nel 2015.
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