Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Draghi: «Bce pronta ad agire»

La Banca centrale europea non ha annunciato ieri alcuna nuova misura di stimolo, dopo il taglio a sorpresa dei tassi d’interesse del mese scorso, nonostante l’inflazione sia nettamente al di sotto degli obiettivi e anzi gli economisti dell’Eurotower abbiano dovuto ieri ridimensionare le previsioni per il 2014, portandole all’1,1%, e indicare una stima ancora molto bassa per il 2015, all’1,5%.
Il presidente Mario Draghi ha detto che la Bce «è pronta e in grado di agire» e ha a disposizione una «potente artiglieria» di strumenti a sua disposizione, un’espressione che poi ha ritrattato, definendola troppo militaresca. Tuttavia, non ha precisato né i tempi né i modi di nuovi interventi per evitare un avvitamento dell’inflazione e ridare fiato all’economia, che, secondo le nuove stime dello staff, crescerà dell’1,1% l’anno prossimo (un aumento minimo rispetto alle proiezioni di settembre) e dell’1,5% nel 2015 ed è ancora esposta a rischia al ribasso. Nei prossimi mesi, i mercati finanziari potrebbero finire per forzare la mano alla Bce, soprattutto se il continuo rialzo dell’euro, che ha un effetto di ulteriore disinflazione, dovesse continuare, e se i mercati monetari dovessero subire un rialzo dei tassi sulla scia delle decisioni della Federal Reserve americana di ridurre gradualmente (tapering) lo stimolo monetario. Diversi economisti di mercato ritengono che la Bce potrebbe agire nel primo trimestre del 2014.
Fra le numerose opzioni citate da Draghi nella conferenza stampa, quella maggiormente sottolineata è stata una nuova fornitura di liquidità alle banche, mirata però a far affluire il credito all’economia reale, a differenza delle due precedenti (Ltro), realizzate a cavallo della fine del 2011. La situazione è molto differente da allora, quando le banche si trovavano in grandissima difficoltà nel finanziarsi, ha osservato Draghi, il quale ha insistito soprattutto sul fatto che la Bce non vuole dare liquidità alle banche che poi, come nelle precedenti occasioni, finisca per essere investita soprattutto in titoli di Stato. «Vogliamo che sia utilizzata per l’economia e non per fornire un aiuto a risolvere i problemi di capitale delle banche». Il numero uno della Bce ha però ribadito le complicazioni di ottenere, su 17 Paesi, l’obiettivo di far affluire i fondi all’economia reale, quando l’esempio della Gran Bretagna, che ha adottato uno schema simile con il suo Funding for Lending, evidenzia la complessità anche nel caso di un solo Paese. La stessa Banca d’Inghilterra ammette che il successo dello schema è stato limitato.
Le altre opzioni citate esplicitamente da Draghi sono tassi negativi sui depositi che le banche detengono presso la Bce stessa (un’altra misura che dovrebbe indurre le banche a fare impieghi, oltre ad avere un effetto sull’euro e sui tassi del mercato monetario), ma il cui effetto viene giudicato all’interno della Bce molto incerto, o la mancata sterilizzazione settimanale degli acquisti di titoli di Stato fatti fra il 2010 e il 2011 con il programma Smp. Questo a sua volta darebbe liquidità al sistema. Il consiglio ha parlato «brevemente» dell’una e dell’altra ipotesi, ha detto Draghi. Più remota appare la possibilità che la Bce acquisti titoli sul mercato, sollevata nelle scorse settimane dal capo economista Peter Praet.
Draghi si è dichiarato soddisfatto dell’effetto avuto sui mercati dal taglio dei tassi deciso il mese scorso, ma ha puntualizzato che ogni azione stimolo ha bisogno di tempo per dispiegare i suoi effetti e che questo si accelera se l’economia è pronta a ricevere questi stimoli, citando ancora una volta le riforme strutturali, quelle del mercato del lavoro e dei prodotti, come abitualmente, ma anche dell’istruzione e dell’amministrazione della giustizia.
Il comunicato della Bce invita anche i Governi ad adottare politiche di crescita e a minimizzare gli effetti distorsivi della tassazione.
L’Eurozona comunque, ha tenuto a rassicurare il presidente della Bce, non si sta trasformando nel Giappone del 1990, che ha poi subito due decenni di stagnazione: anzi tutto perché la reazione di politica monetaria è stata pronta, poi perché con la sua revisione dei bilanci bancari la Bce sta accelerando quell’effetto di pulizia che in Giappone è stato rinviato per anni, e perché le misure strutturali sono già stata avviate negli ultimi due anni.
Il fatto che Draghi abbia fatto gli auguri di Natale e buon anno ai giornalisti all’inizio e non alla fine della conferenza stampa è un segnale che comunque all’Eurotower contano di prendersi una pausa in termini di nuove iniziative.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Ultimo miglio con tensioni sul piano italiano per il Recovery Fund. Mentre la Confindustria denuncia...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Le diplomazie italo-francesi sono al lavoro con le istituzioni e con le aziende di cui Vivendi è un...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La tempesta del Covid è stata superata anche grazie alla ciambella di salvataggio del credito, ma o...

Oggi sulla stampa