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Draghi: “Bce pronta ad acquistare bond per spezzare la spirale della deflazione”

La bassa inflazione è una sfida grave, la Banca centrale europea (Bce) è pronta a tutto. A ogni misura non convenzionale: se necessario anche all’acquisto “espansivo e su ampia base” di bond, cioè di titoli sovrani. Lo ha detto il presidente della Bce Mario Draghi, parlando ieri a un convegno di banchieri internazionale a Sintra, in Portogallo, all’indomani del voto europeo. Nel clima di attesa nervosa per la prossima riunione del board dell’Eurotower del 5 giugno, Draghi conferma dunque che iniziative eccezionali dell’istituto d’emissione sono imminenti. E che ormai, a fronte dell’incubo di una micidiale spirale di deflazione, sembra essersi convinta a intervenire anche la Bundesbank.

Il possibile motivo di un intervento dell’Eurotower, ha affermato Draghi, potrebbe essere «l’interazione tra l’evoluzione dei tassi di cambio e le aspettative d’inflazione a medio termine ». Il rialzo del tasso di cambio dell’euro «sta contribuendo alla bassa inflazione», influendo sui prezzi all’importazione dei beni scambiati a livello internazionale. Ma al vertice della Bce, ha sottolineato il presidente, «non siamo rassegnati a lasciare che l’inflazione rimanga troppo bassa troppo a lungo ». “La risposta sul fronte della politica monetaria deve essere considerata con attenzione e progettata con precisione. Noi non vogliamo essere troppo reattivi su quelle parti del processo di disinflazione che si prevede possano auto correggersi », ha aggiunto il numero uno dell’Eurotower. Ma poi, ha subito continuato: «non vogliamo essere troppo indulgenti nei confronti di quei fattori che, se lasciati senza controllo, possono durevolmente minare la stabilità dei prezzi».
La Banca centrale europea insomma ha elaborato una nuova strategia: più spirito interventista e molto meno difesa del rigore a ogni costo com’era nel vecchio stile Bundesbank e nelle norme dello statuto costitutivo Bce, che come è noto fu ampiamente ispirato, su richiesta tedesca, alla legge costitutiva della Bundesbank risalente all’immediato dopoguerra. Allora la ricostruzione ebbe le spalle coperte dal Piano Marshall e poi dal condono dei debiti e riparazioni di guerra tedeschi deciso alla conferenza di Londra per aiutare Bonn nel rilancio ed evitare tensioni sociali politicamente pericolose nella Germania Ovest.
La decisione finale su quali misure verranno varate, non è stata ancora presa, ha spiegato poi Draghi. Tutte le opzioni, e cioè un allentamento attraverso strumenti convenzionali come i tassi d’interesse, o interventi straordinari come un massiccio programma di acquisto di asset o anche liquidità mirata alle banche, «sono attualmente oggetto di discussione nel Consiglio direttivo Bce. Qualsiasi risposta da parte della politica monetaria», ha proseguito, «richiede una valutazione attenta dei costi e dei benefici degli strumenti che abbiamo a disposizione». Ma «non c’è dibattito sul nostro obiettivo, che è quello di riportare l’inflazione al livello del 2 per cento nel medio termine, in linea con il nostro mandato».
Tanto è cambiata la situazione: il tasso d’inflazione di riferimento del 2 per cento, ritenuto per decenni secondo la scuola di pensiero della Bundesbank la “soglia demoniaca” oltre la quale scattava la minaccia inflazionistica, e il tetto entro cui contenere l’inflazione nell’eurozona, è divenuto un tetto cui riavvicinarsi dal basso, rispetto all’inflazione troppo bassa prodotta tra l’altro dal rigore a ogni costo.
Tanto più, ha detto ancora Draghi, che i freni al credito rallentano l’attività economica. Lo spettro di una spirale negativa deflazione/recessione dunque è presente, e di fatto con tagli a retribuzioni e spesa alcuni Paesi dell’eurozona «stanno attuando svalutazioni interne». Nubi in più sul futuro della moneta unica, e l’Eurotower non vuol stare a guardare.
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