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Draghi: banche, più attenzione ai rischi

di Stefania Tamburello

ROMA— Il precedente risale al 1970, quando il governatore della Banca d’Italia era Guido Carli. Lo ha ricordato il presidente dell’Abi, Giuseppe Mussari salutando ieri l’ospite d’eccezione, il governatore Mario Draghi, giunto a Palazzo Altieri per un confronto sui problemi del sistema del credito in questa fase di faticosa uscita dalla crisi. Problemi che in gran parte derivano, è stato detto dai componenti del Comitato esecutivo dell’Associazione, dalle tante norme, nazionali, comunitarie e regolamentari («circa 300 in quattro anni» aveva segnalato qualche giorno fa Mussari) che fanno lievitare i costi delle banche. Si va dalle regole sulla trasparenza alle norme sull’usura e sulla portabilità dei mutui allargata a imprese e Pubblica amministrazione e più in generale alla disciplina fiscale. Da qui «l’esigenza e l’urgenza» manifestata dalle banche di intervenire quanto meno per livellare il terreno di competizione con i partner esteri in campo tributario e normativo. Perché altrimenti gli istituti italiani— è stato ancora sottolineato dai rappresentanti del credito— saranno svantaggiati nell’aumentare reddito e redditività e nell’agevolare il rafforzamento patrimoniale chiesto, in prospettiva, dagli accordi di Basilea. Ma soprattutto avranno difficoltà a continuare, come invece «vogliono» , a «svolgere in pieno il loro ruolo di sostegno alle imprese e alle famiglie» . Il governatore, di fronte a tale analisi, ha assicurato il sostegno sia pure «severo e rigoroso» di Bankitalia sollecitando però i banchieri, grandi e piccoli, ad agire autonomamente. E a raccogliere la sfida di una riorganizzazione in termini di nuove tecnologie e di riduzione dei costi. Di «un riassetto» interno, insomma, per migliorare redditività, capitale e gestione della liquidità, che sono per Draghi le tre linee di azione prioritarie del dopo crisi. Il risultato, importante, del confronto è stata comunque la costituzione di un «gruppo di lavoro congiunto per esaminare i problemi strutturali del sistema bancario e quelli attinenti alla regolamentazione prudenziale e dei mercati, al fine di formulare proposte condivise» . In perfetto tempismo con la conferma della voglia delle banche di non sottrarsi al ruolo di sostegno all’economia, è arrivato ieri l’accordo tecnico sulla proroga di sei mesi della moratoria sui debiti delle piccole e medie aziende. Come per la sospensione delle rate sui mutui delle famiglie in difficoltà, si tratterà di una riapertura dei termini di sei mesi, fino al 31 luglio prossimo, per chiedere la moratoria di un anno da parte delle imprese che ancora non lo hanno fatto. In pratica per ottenere dalle banche il congelamento della quota relativa agli interessi delle rate di rimborso dei finanziamenti in essere. L’accordo, che sarà perfezionato e approvato nei prossimi giorni, riguarda anche altri tre punti. E cioè l’allungamento, di due o tre anni, delle scadenze dei finanziamenti che già hanno goduto della moratoria, così da evitare problemi di liquidità alle imprese. In questo caso, vista l’incertezza sull’andamento futuro dei tassi di interesse, sarà offerta agli imprenditori una rete di protezione con la possibilità di passare dal variabile al fisso o di fissare un tetto massimo al variabile. Il tutto facendo ricorso a strumenti di copertura, quali i derivati. Infine sarà confermato, rendendolo più flessibile, il sostegno delle banche negli aumenti di capitale.

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