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Draghi avverte: i Paesi migliorino i conti Non aspettino solo crescita e tassi bassi

Il presidente della Bce Mario Draghi ha rilanciato la necessità di intervenire sui rischi che pesano sul sistema bancario e sugli Stati della zona euro.

In audizione nell’Europarlamento di Bruxelles ha indicato i crediti deteriorati nelle banche, stimati circa 800 miliardi (con la maggiore concentrazione in Italia), compresi quelli accumulati come «eredità della recessione». Ma ha aperto a uno «sforzo congiunto di tutte le parti» (banche, supervisori, legislatori e governi) per «evitare effetti destabilizzanti». Ha così ammorbidito la stretta proposta dalla responsabile francese della vigilanza della Banca centrale europea, Daniele Nouy.

Draghi, pur ribadendo l’indipendenza della supervisione Bce, ha anche condiviso le preoccupazioni dell’eurodeputato del M5s Marco Valli sugli «asset di terzo e secondo livello» (principalmente derivati speculativi, n.d.r.), che sono stati stimati in Europa dalla Autorità Ue per i mercati finanziari nella fantascientifica cifra di circa 450 mila miliardi e che costituiscono un problema soprattutto per banche tedesche, francesi, olandesi, lussemburghesi, britanniche.

«Questa non era una priorità nel 2016 e nel 2017 — ha ammesso il presidente della Bce sui rischi degli attivi illiquidi —, ma nel 2018 le banche dovranno rispettare strettamente regole di contabilizzazione e prudenziali». Il presidente dell’audizione, l’eurodeputato italiano Roberto Gualtieri del Pd, lo ha esortato a considerare i derivati «una priorità» della vigilanza.

«Riduzione e condivisione dei rischi devono andare insieme» ha aggiunto Draghi, ricordando che la copertura dei prestiti non performanti è indispensabile per arrivare alla «garanzia europea dei depositi», sollecitata dall’Italia. A cui, pur senza citarla, ha ricordato che «questo è il momento giusto per migliorare la situazione a livello di bilancio, senza attendere che i miglioramenti scaturiscano con la crescita e i bassi tassi d’interesse». Ha poi definito la Bce favorevole – in caso di crisi di singole banche e in alternativa a una definizione della «gerarchia» dei crediti – al blocco dei conti correnti (per cinque giorni) perché «in situazioni estreme occorre avere una sufficiente flessibilità per fronteggiare la crisi e avere il tempo necessario per preparare una risoluzione credibile evitando gravi uscite di liquidità».

Draghi ha escluso di aver superato i limiti dei Trattati dell’Unione europea, affermando che «l’espansione economica rimane solida e ampia nei Paesi e settori dell’eurozona». Il presidente Bce ha poi rivendicato l’efficacia degli interventi espansivi dell’istituto centrale per l’aumento della crescita e dell’occupazione nell’eurozona, specificando che «per molti anni è stata l’unica politica attuata, quando non c’erano altre politiche» e che «ci sono prove concrete per dire che ha portato a un aumento dei posti di lavoro».

L’obiettivo dell’inflazione stabilmente «vicina al 2%» non è stato raggiunto anche per la mancanza di adeguati «aumenti salariali» e per i «lavori non stabili», che non favoriscono lo sviluppo dei consumi. Per questo, pur con la già annunciata tempistica e modalità di riduzione, la Bce ritiene gli stimoli monetari «tuttora necessari». Draghi ha ribadito che essi continueranno finché «i tassi resteranno agli attuali livelli per un periodo di tempo prolungato» e «ben oltre l’orizzonte dei nostri acquisti» di titoli sul mercato.

Ivo Caizzi

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