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Draghi avverte l’Europa: l’economia reale non migliora

BRUXELLES — Non ci sono «segni di miglioramento nell’economia reale» dell’Eurozona, anche se la situazione è meno pesante rispetto al 2012. Una ripresa «molto graduale» è da attendersi solo per la seconda metà di quest’anno, bisogna ancora fare «sforzi considerevoli». Quanto all’Italia, le sue banche sono «abbondantemente capitalizzate» e il sistema è «solido» anche se manifesta «un po’ di fragilità» per via della recessione prolungata. Ma in «casi isolati come il Monte dei Paschi di Siena, il problema non è stato legato tanto alla gestione quanto a condotte criminali».
Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea, firma la sua diagnosi in chiaroscuro nell’audizione periodica con la commissione affari economici dell’Europarlamento. Spiega in sostanza che i 17 Stati dell’euro stanno un poco oltre la metà del guado. Il consolidamento dei bilanci è sempre necessario e importante, e insieme alle riforme strutturali può ridurre lo spread. Ma c’è un richiamo nuovo: lo stesso consolidamento, dice l’uomo dell’Eurotower, deve basarsi di meno su aumenti delle tasse, «già molto alte nell’Eurozona». E dev’essere «su misura» per ogni Paese, «adeguato alle circostanze»: non va «indebolito» ma vanno «mitigate le sue conseguenze», questo sì. In altre parole, leggendo fra le righe: le forbici modello berlinese sono utili, l’austerità che impongono è giusta, ma forse vanno ritarate a seconda degli abiti che sforbiciano, perché alcuni mostrano già i brandelli.
In un’audizione separata sempre di fronte all’Europarlamento, Draghi ha parlato anche in qualità di capo dell’«European systemic risk board», l’organismo che coordina la sorveglianza contro i rischi sistemici. E in questa veste, approfittando di qualche domanda degli eurodeputati, ha approfondito il tema tutto italiano del Monte dei Paschi, levandosi anche qualche proverbiale sassolino dalle scarpe. All’epoca dei «comportamenti criminali» citati, lui era Governatore della Banca d’Italia, da più parti poi criticata per una presunta «negligenza» nei controlli. Ribatte ora Draghi, rifacendosi anche a un rapporto del Fondo monetario internazionale: quella stessa Banca d’Italia «ha fatto tutto quello che doveva, muovendosi tempestivamente, correttamente e nell’ambito del quadro giuridico… La vigilanza è stata serrata ed è cresciuta man mano che ne cresceva l’esigenza». Né manca un accenno personale: «Non dimenticatevi che sono io che ho mandato due ispezioni…».
Quanto alla realtà attuale dell’intero sistema bancario italiano, Draghi ripete che «si è dimostrato solido nella crisi, non ha avuto necessità di ricapitalizzazioni pubbliche come altri Paesi».
Per tornare infine all’Eurozona, ci sono altri segnali, sempre in chiaroscuro, che il presidente della Bce cerca di decrittare. L’inflazione, per esempio: sembra ancora sul binario in discesa, puntando ad assestarsi sotto il 2%. O l’incubo degli spread: «Hanno conosciuto un calo e per la prima volta dal 2010 Paesi come Irlanda e Portogallo hanno emesso obbligazioni a medio termine, la frammentazione nell’Eurozona sembra attenuarsi… l’interesse degli investitori sul debito della zona euro sta tornando». Quanto al problema del credito, se le banche non prestano denaro è sì per la mancanza di finanziamento o di capitale, e per l’avversione al rischio: ma anche «per l’assenza di richiesta» dai loro clienti. E il credito interbancario è «vicino allo zero».

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