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Draghi: avanti sugli acquisti. Euro record

L’euro continua la sua corsa arrivando a toccare quota 1,165 sul dollaro, ai massimi da due anni circa, con un rialzo dell’11% da gennaio. La moneta unica si è rafforzata anche nei confronti di altre valute, come il franco svizzero, con il cambio salito a 1,107. Sui mercati valutari gli occhi degli operatori ieri erano rivolti verso Francoforte, per la conferenza stampa del presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi. L’attenzione era concentrata soprattutto sui commenti a proposito di un possibile «tapering», vale a dire il ritiro degli stimoli monetari, implementati dalla Bce in questi ultimi anni attraverso pesanti acquisti di titoli (oltre a tassi intorno allo zero). Il confronto su eventuali cambi al programma di stimoli, ha spiegato Draghi, potrebbe avvenire in autunno, anche se il board della Bce ha deciso all’unanimità di non fissare una data precisa sul «timing» delle discussioni.

È l’ipotesi «tapering» che ha infiammato l’euro. Lo spread Btp-Bund è però sceso a 158 punti, ai minimi da gennaio, perché il discorso del numero uno della Bce è stato comunque all’insegna della cautela. Per esempio quando ha sottolineato che i governatori hanno tutti concordato «di non cambiare forward guidance», vale a dire le indicazioni sugli sviluppi della politica monetaria. La Bce ha quindi deciso di lasciare i tassi di interesse invariati: quello principale è allo 0% e quello sui depositi interbancari, negativo, allo -0,4%. I tassi, ha ribadito Francoforte, resteranno al livello attuale per un periodo prolungato e «ben oltre l’orizzonte del piano Quantitative easing (Qe, il programma di acquisti, ndr)». La formula utilizzata è la stessa scelta a giugno, quando per la prima volta è stato eliminato il riferimento a possibili «tassi più bassi».

A sua volta, il programma di acquisti di titoli proseguirà fino a un auspicato e sostenuto aumento dell’inflazione: il Qe continuerà a un ritmo di 60 miliardi al mese almeno fino a dicembre. Anzi, ha aggiunto il banchiere centrale, «siamo pronti ad aumentare il programma di acquisti nella dimensione e/o nella durata» se necessario (come nel caso di future «prospettive di crescita meno favorevoli»).

«L’incertezza è molta, per cui la Bce non vuole essere forzata a prendere decisioni senza informazioni complete, abbiamo bisogno di più informazioni», ha detto Draghi. Bisogna per esempio aspettare che l’inflazione riparta con più decisione. «Dopo un periodo lungo stiamo finalmente sperimentando» una «ripresa robusta» nell’eurozona: ora «dobbiamo aspettare che i prezzi e i salari seguano». Anche perché le prospettive di crescita economica continuano ad essere comunque «rallentate da uno scarso ritmo di attuazione delle riforme strutturali». C’è poi il nodo dei conti pubblici: nel primo trimestre 2017 — dati Eurostat — il debito italiano è salito al 134,7% dal 132,6% dei tre mesi precedenti (ma è calato dello 0,1% rispetto a un anno prima). È il più alto dell’Ue, dopo la Grecia.

Giovanni Stringa

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