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Draghi apre alla trasparenza sulla Bce

ROMA — A spingere sul cambio di rotta è soprattutto la stampa tedesca, col presidente della Bundesbank, Jens Weidmann nel ruolo di principale testimonial. Bisogna rendere pubblici i resoconti, le cosiddette «minute», delle riunioni dei consigli della Bce, ha sostenuto da ultimo ieri lo Sueddeutsche Zeitung rivelando che il presidente Mario Draghi sarebbe favorevole.
La trasparenza è da sempre quasi una parola d’ordine per il numero uno di Eurotower e per la stessa Banca centrale europea, ma lo stato dell’arte sulla questione della pubblicità delle riunioni in cui i governatori discutono e decidono di tassi, liquidità e scudo anti-spread è ancora quello della «riflessione». Sulla quale peraltro Mario Draghi si dice «aperto a proseguire». Senza cioè porre «ostacoli» o «pregiudizi». Anche se, come ha detto lo stesso ex governatore italiano più volte, la Bce — tra conferenze stampa, audizioni, interventi, bollettini — già dà conto della sua accountability più di altre istituzioni. Il motivo per cui finora l’Eurotower non ha seguito l’esempio della Federal Reserve o della Bank of England che invece diffondono i contenuti delle loro riunioni, è di evitare — cosa importante soprattutto in questa fase di crisi dei mercati — che singole posizioni di governatori siano interpretate con le posizioni di rappresentanza degli interessi nazionali.
Si continua a dibattere dunque. E forse si accennerà anche a questo problema nell’incontro che martedì Draghi avrà con la cancelliera tedesca Angela Merkel, per esaminare la situazione dell’eurozona in affanno su ripresa e conti pubblici. Il governo Monti definirà le nuove stime nell’aggiornamento del Def (Documento di economia e finanza)che sarà approvato oggi dal Consiglio dei ministri. E si tratterà di revisioni al ribasso, in linea con le analisi fatte dai principali centri di ricerche.
Per il 2012 è possibile che venga accolta una previsione di un calo del 2-2,2% rispetto a quello dell’1,2% indicato in aprile. Quanto al 2013 non è detto che il premier non punti a valorizzare gli effetti di una ripresa attesa nell’ultima metà del prossimo anno. In tal caso le stime potrebbero essere fissate sulla «crescita 0» contro l’incremento dello 0,5% delle precedenti proiezioni ed il calo dello 0,5% indicato invece nella media dagli altri centri di ricerca. Confermato l’obiettivo del pareggio di bilancio in termini strutturali (al netto del ciclo economico), il deficit dovrebbe attestarsi al 2,2% del Pil contro l’1,7% stimato ad aprile. Più leggero invece il costo del debito per il calo dei rendimenti dei titoli di Stato che, sul secondario è proseguito anche ieri.
Lo spread tra Btp decennali e Bund ieri ha chiuso a 329 punti con un tasso sotto il 5%, al 4,92%. In lieve progresso i listini anche per effetto del «bazooka giapponese». La Banca centrale ha ampliato il piano di acquisto titoli pubblici (fino a quasi 800 miliardi) sulla scia di quanto deciso dalla Federal Reserve Usa. Milano ha guadagnato lo 0,15%. L’euro ha chiuso sopra 1,30 sul dollaro.

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