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Draghi apre a un taglio dei tassi

La Banca centrale europea si dichiara «pronta ad agire» se le condizioni economiche dell’Eurozona dovessero peggiorare ulteriormente nelle prossime settimane. La Bce ha lasciato ieri invariati i tassi d’interesse, ma, dopo le dichiarazioni di Mario Draghi, diversi osservatori di mercato ritengono che un ribasso potrebbe arrivare già alla riunione di consiglio di maggio. Intanto, l’Eurotower non è giunta ad alcuna conclusione sulle misure concrete da adottare per risolvere l’altro problema individuato da Draghi già diversi mesi fa, la mancanza di credito per le piccole e medie imprese nei Paesi della periferia dell’Eurozona, tra cui l’Italia.
La conferenza stampa ha offerto l’impressione di una banca centrale che ha dubbi sull’efficacia in questa fase degli strumenti a sua disposizione, sia convenzionali, con i tassi d’interesse, sia non convenzionali, come le misure per riattivare il credito, sulle quali Draghi si è limitato a osservare che «stiamo guardando a 360 gradi». Ha però rivendicato l’impatto positivo sui mercati finanziari del piano Omt di acquisto titoli dei Paesi in difficoltà, che seppure finora non utilizzato, ha messo l’Eurozona «nella posizione di affrontare gravi crisi senza che diventino esistenziali o sistemiche».
L’analisi economica della Bce descrive un quadro di attività debole che si è esteso dalla fine del 2012 all’inizio del 2013 e ha raggiunto anche i Paesi finora ritenuti più forti e che non hanno problemi di accesso al credito, come la Germania e soprattutto la Francia. Il rallentamento è stato dovuto soprattutto alla caduta della domanda interna, ma anche dell’export. Draghi ha indicato ancora una volta l’aspettativa di una ripresa nella seconda metà dell’anno, «soggetta a rischi al ribasso» a causa di un possibile nuovo deterioramento della domanda interna e alla mancata attuazione delle riforme strutturali annunciate in diversi Paesi. Inoltre, l’inflazione è scesa all’1,7%, per effetto del calo dei prezzi dell’energia, e si prevede che scenda ancora, ben al di sotto dell’obiettivo dell’Eurotower di mantenerla vicino al 2%.
Draghi ha messo l’accento sul fatto che la politica monetaria resterà espansiva «per tutto il tempo necessario» e che la Bce continuerà a fornire liquidità a tasso fisso per soddisfare l’intera richiesta, come aveva detto il mese scorso, ma ha anche aggiunto che la Bce «monitorerà molto da vicino» tutte le informazioni nelle prossime settimane ed è pronta ad agire. Quest’ultima espressione veniva spesso usata dal predecessore di Draghi, Jean-Claude Trichet, per anticipare un ritocco dei tassi. È la più chiara indicazione finora che un ribasso è possibile. Ancora una volta se n’è discusso in consiglio, ma l’ipotesi è stata anche in questa occasione accantonata.
L’inazione della Bce è venuta in maggior risalto ieri nel contrasto con l’attivismo della Banca del Giappone, che fra l’altro può produrre un nuovo indebolimento dello yen sull’euro. Draghi si è limitato a ribadire che il cambio non è un obiettivo della Bce, ma è importante per crescita e inflazione.
Più che sui tassi, s’era creata alla vigilia qualche attesa sulle misure per riattivare il credito alle piccole e medie imprese, ma Draghi non ha offerto indicazioni di progressi su questo fronte, ricordando anche che le esperienze di altri (riferimento alla Gran Bretagna) non sono positive e sollecitando l’intervento di altri attori, dai Governi, alla Bei, alle banche centrali nazionali.
Il banchiere centrale italiano è tornato anche sulla vicenda di Cipro, affermando che la prima soluzione (di tassare tutti i depositanti, anche quelli garantiti, sotto i 100mila euro) «non è stata intelligente», anche se è stata subito ritrattata. Draghi non ha spiegato perché la Bce, che aveva proposto una soluzione diversa, non abbia fatto valere nel negoziato la sua posizione. La soluzione adottata alla fine per l’isola, di far pagare comunque parte del salvataggio ai depositanti, non sarà un modello per altri Paesi, ha detto, a differenza di quanto affermato dal presidente dell’Eurogruppo, il ministro olandese Jeroen Dijsselbloem. Il caso Cipro, secondo Draghi, sottolinea invece l’urgenza di approvare meccanismi europei per la vigilanza e per la liquidazione delle banche insolventi, sul quale ultimo dovrebbe arrivare una proposta della Commissione entro giugno. Il presidente della Bce chiede che venga poi messo in atto già nel 2015, e non nel 2018 o 2019, come suggerito finora.

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