Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Draghi: aperti a misure non standard

Il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, ha affermato ieri che la Bce ha a disposizione numerose armi, sia i tassi d’interesse sia misure non convenzionali, che può utilizzare se le circostanze lo richiederanno. «Il consiglio – ha detto Draghi – ha sottolineato che la politica monetaria resterà espansiva per tutto il tempo necessario. Controlleremo da vicino tutte le informazioni in arrivo e siamo pronti ad agire».
Il banchiere centrale è sembrato voler correggere il tiro rispetto al tono dell’ultima conferenza stampa, quando aveva affermato che alcuni interventi, come azioni per facilitare il credito alle piccole e medie imprese, non sono imminenti e aveva messo l’accento sulle conseguenze indesiderate di altri, come i tassi negativi sui depositi delle banche presso la Bce, dando l’impressione di un’Eurotower restia ad agire. Draghi ha ricordato ancora una volta che l’economia dell’Eurozona si sta contraendo da sei semestri consecutivi e che i livelli di disoccupazione, soprattutto di quella giovanile, sono inaccettabili e rappresentano la principale preoccupazione delle autorità.
Le parole del presidente della Bce non sono apparse del tutto convincenti a diversi osservatori di mercato, anche perché rappresentano un nuovo aggiustamento degli interventi verbali. L’euro ha risposto con un rialzo sopra 1,34 sul dollaro e i tassi del mercato monetario sono in aumento da alcune settimane. Entrambi i fattori rappresentano una restrizione di fatto della politica monetaria. Secondo la lettura di Draghi, tuttavia, la politica monetaria ha riguadagnato la capacità di influenzare i mercati, che aveva perso per larga parte dell’area dell’euro a metà del 2012 e questa è «un’importante evoluzione positiva per fornire l’appropriato impulso all’economia». In parte, secondo il banchiere centrale, questo è la conseguenza dell’annuncio l’estate scorsa del piano Omt per l’acquisto da parte della Bce di titoli di Stato dei Paesi dell’Eurozona in difficoltà, in parte dei progressi delle riforme economiche e dell’aggiustamento a livello nazionale ed europeo.
Draghi è tornato sulla commistione fra politica monetaria e politica fiscale, di cui i suoi critici, fra cui la Bundesbank, accusano la Bce, tema che è stato al centro anche del dibattimento della scorsa settimana davanti alla Corte costituzionale tedesca. E ha ribadito il concetto del dominio della politica monetaria su quella fiscale, secondo cui nelle azioni della Bce considerazioni di tipo fiscale non possono ostacolare l’obiettivo della stabilità dei prezzi.
Il presidente della Bce è intervenuto ieri a una conferenza a Gerusalemme per onorare la prossima fine del mandato del governatore della Banca d’Israele, Stanley Fischer, che di Draghi è stato uno dei maestri al Massachusetts Institute of Technology ed è successivamente sempre stato vicino al suo ex alunno italiano. Fischer è il banchiere centrale in attività di maggior successo. Le sue doti sono indiscusse, tanto che si parla di lui, seppure come outsider, come uno dei possibili candidati alla successione di Ben Bernanke (altro suo ex allievo) alla presidenza della Federal Reserve. Fischer ha il doppio passaporto israeliano e americano.
Ancora una volta, Draghi ha chiesto che alla vigilanza unica sulle banche, che verrà affidata alla Bce, venga affiancato un meccanismo unico di risoluzione delle banche insolventi e di contare sulle proposte della Commissione europea. Soluzione avversata da Germania e Francia.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

La Francia continua a essere apripista per il riconoscimento economico dei contenuti di informazione...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Si avvicina il giorno in cui Monte dei Paschi dovrà dire alla vigilanza di Francoforte e al mercato...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Sul Recovery Plan non esiste un caso Italia, ma un’interlocuzione molto positiva con la Commissi...

Oggi sulla stampa