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Draghi all’ultima curva

di Beda Romano

La crisi greca farà da sfondo questa sera e domani a un consiglio europeo. La situazione nel Paese rimane in bilico, provocando non poche tensioni politiche tra gli Stati membri. Lo stesso atteso via libera all'arrivo di Mario Draghi alla presidenza della Banca centrale europea si è trasformato in un giallo alla vigilia del vertice.

Ufficialmente la Francia continua a sostenere il governatore della Banca d'Italia, ma da Parigi giungono (volutamente) segnali contrastanti. A rischio agli occhi dei francesi è un accordo con l'Italia che prevede che la Francia darebbe il suo appoggio alla candidatura di Draghi se in cambio potesse inserire un francese nel comitato esecutivo della Bce.

L'intesa si basa sull'uscita di scena di Lorenzo Bini Smaghi, l'attuale membro italiano del board dell'istituto monetario. Forte di un articolo dei Trattati che sancisce l'indipendenza della Bce dal potere politico, fino a ieri sera Bini Smaghi si rifiutava di dimettersi.

Nella mattinata di ieri il portavoce del governo Fillon, François Baroin, si è voluto rassicurante: «La Francia sostiene Draghi alla Bce e non ci sono dubbi sul sostegno che la Francia garantisce a Mario Draghi». Più ambiguo è stato successivamente il segretario di stato al commercio estero Pierre Lellouche.

Davanti all'Assemblea Nazionale ha affermato che la Francia «potrà pretendere» di avere un suo rappresentante nel board della banca non appena Jean-Claude Trichet lascerà l'istituto monetario alla fine di ottobre. Poi in serata, il Wall Street Journal, citando funzionari francesi, affermava che il via libera del consiglio europeo potrebbe addirittura slittare.

Bini Smaghi, 54 anni, è stato nominato nel 2005 per un periodo di otto anni. Può essere estromesso, secondo l'articolo 11.4 dello statuto della Bce, solo per «colpa grave». Le dimissioni non possono essere imposte, al limite devono essere prese «in piena e totale indipendenza», ha detto Trichet ieri, ricordando che è il Trattato a stabilire un mandato di otto anni.

La Bce è molto imbarazzata da questa vicenda. Il suo timore è che a rischio possa essere la sua indipendenza. Non era chiaro ieri sera come e quando la situazione si sbloccherà. Da Parigi giungono segnali contrastanti in vista del vertice europeo di oggi e domani. Da Roma, prevale l'ottimismo. Lo scontro è il riflesso dell'Europa di oggi.

Il Consiglio europeo giunge in un momento delicatissimo, e non solo a causa della drammatica crisi greca. Il commissario per gli affari monetari Olli Rehn ha parlato lunedì di support fatigue nel Nord e di reform fatigue nel Sud, di una zona euro alle prese con i malumori di alcuni per i salvataggi sovrani e le proteste degli altri per i sacrifici economici.

Il compito del Consiglio europeo, l'ultimo a livello di capi di stato e di governo prima dell'estate, sarà di far quadrare il cerchio e rassicurare le due Europe. Il presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso ha proposto di versare un miliardo di euro di aiuti d'emergenza alla Grecia. Berlino però ha detto che vorrà valutare prima di dare il suo benestare.

Al vertice di oggi, oltre alla (sofferta) nomina di Draghi alla presidenza della Bce, si discuterà anche della situazione economica e dei progressi in alcuni cantieri ancora aperti. In particolare, i capi di stato e di governo prenderanno nota delle specifiche raccomandazioni ai singoli paesi dell'Unione messe a punto dalla Commissione.

In un discorso al Parlamento Europeo, Barroso ha spiegato che l'obiettivo delle autorità comunitarie è di migliorare il mercato unico anche attraverso un rafforzamento del coordinamento economico. Il dibattito sul pacchetto legislativo che dovrebbe tra le altre cose rafforzare il Patto di Stabilità è però oggetto di nuovi tira-e-molla.

Una proposta dell'Ecofin è stata criticata dal Parlamento europeo, che vuole maggiore automaticità nelle sanzioni contro i paesi in deficit eccessivo. «Se i governi non daranno il loro accordo a sanzioni automatiche, il Parlamento respingerà il pacchetto legislativo», ha avvertito il presidente del gruppo liberale Guy Verhofstadt, sintomatico del clima in Europa.

 

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