Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Draghi: allarme rifinanziamenti

di Beda Romano

Il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi ha avvertito ieri che nel 2012 le pressioni sul mercato obbligazionario, a causa delle necessità di rifinanziamento delle banche e dei Paesi, saranno «veramente molto, molto significative, se non addirittura senza precedenti». Il contesto economico, segnato da un circolo vizioso tra bilanci bancari e debiti sovrani, è stato definito «molto incerto».
Parlando ieri pomeriggio qui a Bruxelles davanti alla Commissione affari economici del Parlamento europeo, Draghi ha ricordato che le banche sono responsabili nella zona euro di circa l'80% del finanziamento alle famiglie e alle imprese. In questo senso, ha spiegato che la Bce farà tutto il possibile «per evitare una stretta creditizia». All'inizio del mese, l'istituto monetario ha ridotto il tasso di riferimento all'1 per cento.
Nel primo trimestre del 2012, secondo il banchiere centrale, vengono a scadere 230 miliardi di obbligazioni bancarie, 250-300 miliardi di titoli pubblici, e più di 200 miliardi di debito a collaterale. Proprio questa settimana la Bce lancerà operazioni di rifinanziamento a tre anni per aiutare gli istituti di credito della zona euro (la cui esistenza ieri Draghi ha definito «irreversibile»).
Nel corso del suo intervento, il banchiere centrale non ha dato indicazioni nuove sulle sue controverse acquisizioni di titoli pubblici sul mercato. Ha ribadito che il programma non è «né infinito né eterno», ma non ha voluto segnalare una particolare accelerazione. La questione è al centro del dibattito europeo di queste settimane. Molti osservatori credono che la Bce dovrebbe fare di più per assicurare la stabilità finanziaria.
La speranza di molti è che le banche utilizzino il denaro preso in prestito alla Bce – in questo caso prestatore in ultima istanza – per acquistare debito pubblico, provocando quindi un nuovo circolo virtuoso. Ieri però il presidente della Bce non ha voluto fare alcuna pressione sugli istituti di credito, sottolineando che devono poter agire «in piena indipendenza, sulla base delle loro strategie, della loro redditività».
Ancora un volta, Draghi ha sottolineato che l'istituto monetario deve agire «all'interno del quadro stabilito dai Trattati», anche per preservare la sua «credibilità». La Bce sa perfettamente che gli acquisti di obbligazioni stanno avendo un ruolo cruciale nel frenare l'aumento dei rendimenti obbligazionari, ma il suo obiettivo in questo momento è di tenere i governi sulla corda per imporre loro politiche economiche serie.
Alcuni deputati ieri hanno criticato i rischi che troppa austerità potrebbero avere sulla crescita economica. Il banchiere centrale ha sottolineato che risanare il bilancio serve a rassicurare le famiglie e le imprese, a ridurre il servizio del debito e a rilanciare l'economia. «Sappiamo che l'austerità provoca una contrazione della crescita, ma vogliamo far sì che questa contrazione sia di breve durata».
A proposito dell'accordo dell'8-9 dicembre su un'intesa intergovernativa che metta nero su bianco una nuova disciplina di bilancio, Draghi ha detto che le basi di finanza pubblica nella zona euro sono ora «credibilmente robuste». Tuttavia, ha precisato che un contratto ideale (in inglese ideal compact) tra governanti e governati «non deve prevedere solo aumento delle tasse e tagli alle spese, ma anche crescita, lavoro e competitività».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Anche il governatore della Banca d’Italia torna a parlare di bad bank. Tema su cui «si sta riapre...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

A scuola da UniCredit. Gli imprenditori e i top manager di quattordici imprese italiane di piccole d...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il piano economico finanziario di Autostrade per l’Italia deve essere un dossier separato rispetto...

Oggi sulla stampa