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Draghi alla Ue: risolvere i problemi delle banche

  • Era atteso. E il terzo giorno è arrivato. Il rimbalzo delle Borse, dopo due sedute di crolli finanziari post Brexit, non ha colto di sorpresa gli operatori. A spingere i listini ha contribuito anche la speculazione di chi scommette sull’ipotesi di interventi straordinari nell’eurozona per far crescere i mercati dopo la Brexit: in questa direzione vanno lette anche le dichiarazioni del vicepresidente dell’esecutivo Ue, Valdis Dombrovskis, che ha confermato i contatti col governo italiano per nuove azioni sulle banche. Ieri notte, al termine del Consiglio europeo, anche il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha usato toni tranquillizzanti: «Il rischio è quello di una corsa agli sportelli. Ma per ora questo non è un pericolo per l’Italia».

Gli effetti della Brexit, però, non si limitano ai soli mercati finanziari e la decisione del popolo britannico può avere un impatto negativo fino allo 0,5% del Pil della zona euro, secondo quanto riportato da Bloomberg in riferimento alle parole del presidente della Bce, Mario Draghi, al vertice Ue. Secondo Draghi «non possiamo permetterci di non risolvere» i problemi delle banche, «è ora di farlo». «Le svalutazioni competitive — ha inoltre spiegato parlando in mattinata in Porto-gallo nel giorno in cui la sterlina ha recuperato parte delle perdite dei giorni scorsi — danneggiano l’economia mondiale», sottolineando anche che «tassi di cambio fluttuanti non garantiscono più l’autonomia della politica monetaria interna».

Tornando ai mercati, Piazza Affari è stata la Borsa che ha beneficiato maggiormente del rimbalzo: con i listini continentali che mediamente sono cresciuti del 2,5% (Stoxx 600), Milano ha messo a segno un recupero del 3,3%. Bene anche Parigi, Francoforte, Londra e Madrid che hanno guadagnato tutte intorno al 2%. Gli acquisti sono andati su tutti i settori, con le banche — le più penalizzate nelle precedenti sedute — in prima linea: Ubi è balzata del 9% all’indomani del piano industriale, Bpm del 5,6% e Intesa Sanpaolo del 4,7%, mentre UniCredit ha chiuso con un ulteriore calo dell’1,5% scontando probabilmente l’incertezza al vertice.

Nonostante il parziale recupero della seduta di ieri — con riflessi anche sul differenziale Btp-Bund, ridisceso a quota 151 punti — il costo post Brexit per Piazza Affari resta ancora salato: dalla scelta del popolo britannico — che tra Remain e Leave ha preso la strada dell’uscita dalla Ue — Milano ha perso il 13,1%.

La prima vera vittima concreta della Brexit potrebbe però essere il matrimonio tra il London Stock Exchange e la Deutsche Börse: la Bafin, la Consob tedesca, ha infatti avanzato dubbi sulla nascita della «Super Borsa» Londra-Francoforte, nutrendo perplessità sul fatto che Londra possa ancora essere la sede del listino «paneuropeo».

Michelangelo Borrillo

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