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Draghi aiuta i mercati, spread giù a 267

Nell’eurozona le prospettive di ripresa restano incerte e generano preoccupazioni. Il presidente della Bce Mario Draghi, intervenendo nell’Europarlamento di Bruxelles, ha affermato che «in alcuni Paesi il disagio sociale è una tragedia» e ha invitato a continuare con un consolidamento dei bilanci «favorevole alla crescita». All’Eurogruppo dei 17 ministri finanziari, che ha deciso di liquidare a rate la nuova tranche di aiuti di salvataggio alla Grecia, il direttore del Fondo monetario di Washington, la francese Christine Lagarde, ha parlato egualmente di area della moneta unica «vulnerabile» a causa della «crescita bassa» e della «disoccupazione alta».

Draghi ha ribadito che l’economia dell’eurozona si è contratta per il sesto trimestre consecutivo e deve affrontare «notevoli sfide» a partire dalle condizioni del mercato del lavoro, «che restano deboli», e dalla difficoltà delle piccole imprese nell’accesso al credito. La ripresa la prevede entro l’anno «a un ritmo moderato». Ma ha ammesso che «il principale rischio sistemico in Europa è la recessione prolungata».

Il presidente della Bce ha indicato «qualche segnale incoraggiante» nella competitività in Spagna e in Italia. Ha spiegato che la difficoltà di molte imprese nel ripagare i prestiti ha portato «la Banca d’Italia ad assicurare che il livello delle riserve prudenziali delle istituzioni creditizie sia adeguato». In questo contesto la sua Bce intende mantenere bassi i tassi perché un eventuale rialzo «tenderebbe a destabilizzare Paesi già deboli, rendendoli ancora più deboli». A Francoforte sono pronti ad acquistare ancora titoli di Stato con il programma Omt, se arriveranno specifiche richieste.

Draghi ha espresso un giudizio positivo sugli sforzi fatti dalla Grecia per uscire dalla crisi e l’ha invitata a proseguire nell’impegno. L’Eurogruppo ha condiviso questa impostazione sbloccando i prestiti attesi da Atene per evitare l’insolvenza. Il fondo salva Stati verserà tre miliardi in due rate (2,5 miliardi a luglio e 500 milioni in ottobre). Altri due miliardi verranno accreditati sullo speciale conto controllato sempre in due soluzioni (1,5 miliardi e 500 milioni). A fine luglio l’Fmi deciderà sulla sua quota di 1,8 miliardi. Il giorno prima della riunione dei ministri finanziari a Bruxelles, il governo greco aveva convinto la Troika, rappresentativa dei principali creditori (Commissione europea, Bce e Fmi), ad una dilazione nel rispetto degli impegni di riduzione della spesa pubblica non conseguiti alla scadenza del giugno scorso. Il presidente dell’Eurogruppo, il ministro delle Finanze olandese Jeroen Dijsselbloem, ha precisato che i nuovi esborsi sono condizionati dalle rassicurazioni chieste al governo greco entro il 19 luglio prossimo.

Il governo di Atene non elimina così tutti i rischi e le preoccupazioni sul suo futuro. Il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble ha sintetizzato la situazione spiegando che nei prossimi mesi «non ci sarà nessuna crisi drammatica» in Grecia anche se «il percorso rimane difficile» e non conviene farsi «illusioni». Il drammatico impoverimento della popolazione e le forti tensioni sociali provocate dalla disoccupazione dilagante rendono problematica l’attuazione di ulteriori misure di austerità da parte del governo composto dal centrodestra del premier Antonis Samaras e dai socialisti del ministro degli Esteri Evanghelos Venizelos. Ad Atene, in contemporanea con l’Eurogruppo, sono state organizzate ennesime manifestazioni di piazza di dipendenti pubblici. Dijsselbloem, ha ammesso che «licenziare dipendenti pubblici è sempre difficile, in ogni Paese, e sicuramente in circostanze del genere». Il vicepresidente della Commissione europea, Olli Rehn, aveva proposto l’elargizione a rate degli aiuti ad Atene per superare resistenze interne all’Eurogruppo, dove il ministro delle Finanze francese Pierre Moscovici e il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomani hanno appoggiato le esigenze della Grecia.

Tra i ministri finanziari è trapelata preoccupazione sul piano di salvataggio del Portogallo. L’instabilità politica sembra aver reso l’aumento dei tassi d’interesse ancora più oneroso per il debito sovrano e per il sistema bancario portoghese.

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