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Draghi ai governi “Subito le riforme o addio ripresa”

Riforme per crescere, basta «timidezze». Oltretutto il costo di ogni rinvio «è semplicemente troppo alto», secondo i calcoli di Mario Draghi, presidente della Bce. E non è l’unico a pensarla così. Anche l’Ocse lancia un monito per fare e applicare le riforme. E analogo è il messaggio del governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco: le riforme sono un «acceleratore » della crescita, oggi «pesa l’incertezza».
Guai a traccheggiare, insomma. Senza una modernizzazione dell’economia non solo non si aggancia la ripresa, ma si rischia anche di vanificare gli effetti positivi della politica monetaria. Invece, «è nell’interesse di tutti che i vari filoni della politica si sostengano a vicenda, se non altro perché questo riduce i tempi necessari ad ognuno per produrre i suoi effetti», spiega Draghi.
Secondo la sua analisi, nella zona euro, «sono state attuate molte riforme strutturali negli ultimi anni, specialmente nei Paesi più colpiti dalla crisi. I benefici si stanno vedendo. Ma ci sono molti altri benefici a cui puntare, e molto altro va fatto». Tanto più in questa fase di grandi incertezze per la zona euro, con la Brexit alle porte e l’economia che «deve ancora ritrovare i livelli pre-crisi», stando all’ultimo studio dell’Ocse che pure ruota appunto intorno alla questione- chiave delle riforme: renderle effettive, concrete, reali, è indispensabile per diradare «i venti contrari» che ancora frenano la ripresa. Non farle oltretutto – avverte Visco – comporta grossi rischi che, in ultima analisi, potrebbero anche sfociare nell’emergere di una nuova crisi. Dagli studi di Bankitalia, secondo il governatore, è anche provato che chi investe in istruzione, cresce di più: «Oggi lo sappiamo », svela.
E dunque, da tutti gli osservatori, arriva un preciso pungolo per i governi europei e a maggior ragione per quello italiano: le riforme sono un treno da non perdere. Vanno «implementate », ovvero rese operative. «Ci sono molte comprensibili ragioni per rinviare le riforme strutturali, ma poche buone ragioni economiche», avverte Draghi parlando a Bruxelles: i costi di ritardi, rinvii e ripensamenti sono insopportabili.
Come sempre, il presidente della Bce guarda ad Eurolandia nel suo complesso e quel che vede dall’Eurotower è un’area ancora fragile, non solo dal punto di vista economico. «L’assetto istituzionale dell’Eurozona è incompleto e questa instabilità istituzionale può rallentare gli investimenti inducendo a maggiori risparmi». Poi c’è l’incognita per il referendum inglese, previsto per il 23 giugno, che certo non aiuta. Anzi, nella visione dell’Ocse, «la Brexit è un danno per la Gran Bretagna, per la Ue e per il resto del mondo».
Ai governi Draghi chiede anche di integrare gli immigrati per attutire il calo demografico, di aumentare la produttività e di continuare a lavorare per risanare i bilanci delle banche perché i crediti deteriorati «sono ancora troppi».

Elena Polidori

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