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Draghi: acquisti di bond per salvare la moneta unica

Il consiglio della Banca centrale europea, riunito da stasera a Francoforte, avrà davanti a sé un menu «molto ampio» di opzioni per le modalità degli acquisti di titoli dei Paesi in difficoltà, annunciati dal presidente Mario Draghi all’inizio di agosto, secondo diverse fonti monetarie. E la discussione fra i 22 consiglieri, in vista della conferenza stampa di Draghi di domani, attesa quasi spasmodicamente dai mercati finanziari, si preannuncia serrata.
I tre comitati tecnici della Bce, di cui fanno parte i rappresentanti delle 17 banche centrali nazionali dei Paesi che aderiscono all’euro, hanno elaborato i pro e i contro su ogni possibile scelta, ma senza avanzare raccomandazioni. La decisione finale spetta ai membri del consiglio esecutivo e ai governatori, fra i quali alla vigilia c’è la consapevolezza di non potersi permettere passi falsi. In ballo, secondo le parole di Draghi all’audizione a parte chiuse al Parlamento europeo di lunedì, riportate dall’agenzia Bloomberg, c’è la sopravvivenza stessa dell’euro. Una visione che, significativamente, è stata sostenuta ieri in pubblico a Francoforte dal consigliere tedesco della Bce, Joerg Asmussen. «Gli alti premi al rischio su alcuni Paesi – ha detto – riflettono un rischio di cambio che non dovrebbe esserci in un’unione monetaria. Questo non è accettabile». È quello che Draghi il mese scorso ha chiamato rischio di convertibilità, cioè di rottura dell’euro, ben illustrato da uno studio della Banca d’Italia (si veda pagina 6). La necessità di eliminarlo, così come quella di correggere il fatto che la politica monetaria, attraverso i tassi d’interesse, si riflette solo in uno o due Paesi e si trasmette in modo distorto negli altri, rientra fra i compiti della Bce, secondo Draghi e Asmussen. Ma c’è all’interno del consiglio anche la posizione del presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, secondo cui gli acquisti di titoli costituiscono un finanziamento monetario dei deficit pubblici, contrario ai trattati. E altre posizioni più sfumate, non contrarie agli interventi, ma decise a farsi sentire sulle modalità.
Il consiglio si esprimerà probabilmente su meno dettagli di quelli che i mercati vorrebbero: potrebbe rendere note le scadenze su cui la Bce intende intervenire (anche se, nei fatti, non necessariamente si arriverà ai titoli a 3 anni), la quantità degli interventi e ammettere che i titoli detenuti dall’Eurotower non avranno la precedenza (seniority) rispetto ai creditori privati in caso di ristrutturassimo del debito, tema molto sentito dagli investitori. Ma è quasi da escludere che fissi un tetto ai rendimenti (o agli spread) o quanto meno che lo renda noto, visto che in questo modo la Bce si esporrebbe al doppio rischio di vedere il suo target entrare in conflitto con l’obiettivo di inflazione e di dover acquistare quantità potenzialmente illimitate di titoli di Stato.
È pressoché certo, del resto, che qualsiasi cosa Draghi annunci, le sue parole vengano messe alla prova dai mercati. È avvenuto anche ad agosto, dove la reazione iniziale è stata molto negativa, salvo poi offrire il beneficio del dubbio nelle settimane successive, ma questo viene considerato il test decisivo, anche da parte di diversi banchieri centrali.
Due elementi importanti però restano quasi del tutto al di fuori del controllo della Bce e riguardano la tempistica dell’avvio degli interventi: la richiesta da parte dei Paesi in difficoltà (Spagna e Italia) che dovrebbero farli scattare e la pronuncia della Corte costituzionale tedesca sulla legittimità del fondo salva-Stati Esm che dovrebbe entrare in azione a fianco della Bce.
L’attenzione sugli acquisti di titoli in funzione anti-spread ha relegato in secondo piano la discussione già avviata dal consiglio il mese scorso su un possibile nuovo taglio dei tassi d’interesse, che sarà influenzata dalle nuove previsioni presentate domani dalla Bce (in ribasso sulla crescita), ma anche dal recente dato sull’inflazione che indica una risalita al 2,6 per cento. In virtù di quest’ultimo elemento, la maggioranza degli osservatori di mercato ritiene ora che la Bce non taglierà di nuovo i tassi.

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