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Draghi accelera sul Recovery, cresce ancora la quota ferrovie

Mario Draghi accelera sul Recovery Plan, intenzionato a rispettare la scadenza del 30 aprile per l’invio a Bruxelles. Il Consiglio dei ministri per varare il piano dovrebbe tenersi giovedì insieme al varo del decreto legge sulle riaperture, mentre venerdì un altro Cdm approverà il Dl Sostegni 2. Non è ancora chiaro se si farà in tempo ad approvare giovedì anche il decreto legge che disporrà la governance del Piano nazionale di ripresa e resilienza e le semplificazioni per garantire l’effettiva realizzazione degli investimenti. Probabile uno slittamento alla prima decade di maggio.

Poche indiscrezioni sui contenuti del piano. È ulteriormente cresciuta la quota destinata agli investimenti ferroviari, suddivisa fra Pnrr e fondone nazionale parallelo. Le ferrovie sono considerate da Bruxelles un investimento 100% green e il rafforzamento di questo capitolo aumenta la possibilità per l’intero piano di superare l’“esame” di ecologia.

Sulle semplificazioni, il nodo resta la valutazione di impatto ambientale. Tra oggi e domani si dovrebbe tenere un incontro fra Enrico Giovannini (Infrastrutture), Roberto Cingolani (Transizione ecologica) e Renato Brunetta (Pa e semplificazioni) per affrontare quel che a oggi pare un nodo decisivo: serve una commissione Via unica e articolata con una nuova sezione Recovery o una nuova commissione Via speciale solo per il Recovery? La struttura ministeriale sarà comunque rafforzata.

Un nodo, quest’ultimo, giudicato cruciale da Cingolani tanto che il ministro lo aveva rimarcato fin dalla sua prima audizione parlamentare, a metà marzo, sulle linee programmatiche del ministero. Già in quell’occasione, infatti, il fisico genovese aveva spiegato l’esigenza di rafforzare l’azione della commissione Via-Vas approntando la soluzione ottimale per recuperare il ritardo accumulato. E aveva altresì evidenziato sia la necessità di migliorare l’efficienza realizzativa di nuove iniziative (in primis, le nuove installazioni rinnovabili) sia l’opportunità di rivedere il meccanismo delle aste per gli impianti di fonti “green” che ha consentito finora nella penisola di aggiudicare meno di un quarto della capacità messa a gara. Poi, nelle risposte scritte appena trasmesse al Parlamento a completamento dell’audizione di marzo, Cingolani ha aggiunto che il Mite «vuole incentivare la realizzazione di consultazioni pubbliche, sul modello del débat public in tempi certi». Il ministro è convinto che questa via, riducendo conflitti e contenziosi, consentirà una velocizzazione degli iter procedurali. Tanto più necessaria quando dovrà scattare la tempestiva attuazione dei progetti inclusi nel Pnrr.

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