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Dove guardare se riparte lo spread

Torna a salire la febbre sui mercati del reddito fisso. E la settimana scorsa lo spread — il differenziale di rendimento tra i Bund e i Btp italiani a 10 anni — si è portato nuovamente al di sopra dei 300 punti, dopo un miglioramento che a metà gennaio lo aveva visto scendere fino a 250 punti base. I risparmiatori si interrogano dunque nuovamente sul futuro. Su quali obbligazioni puntare per ottenere il miglior equilibrio tra rischio e rendimento? Esiste la possibilità di un ritorno ai momenti più bui della crisi, quando lo spread superava i 500 punti?
Opinioni
Diciamo subito che la maggior parte dei fund manager tende ad escludere un tracollo capace di riportare indietro le lancette al novembre del 2011 o a luglio del 2012. I titoli di Stato, con il Btp italiano oggi a un rendimento del 4,60% e il quinquennale a quota 3,24% continuano ad essere la prima scelta nei portafogli dei grandi investitori. Che tuttavia suggeriscono, per precauzione, una diversificazione nelle obbligazioni societarie, in particolare verso i titoli bancari senior, ad alta sicurezza (vedi articolo sotto).
«Il fatto che lo spread si sia riportato in pochi giorni su di un livello analogo a quello che aveva nel dicembre dello scorso anno non ci sorprende più tanto, anzi ci aspettavamo che questo accadesse già qualche settimana fa, quando ci furono le prime avvisaglie dello scandalo Mps e in concomitanza con l’accendersi della campagna elettorale», afferma Antonio Mauceri, amministratore delegato di Augustum Opus Sim, una società indipendente di consulenza e di gestione del risparmio.
«Quello cui stiamo assistendo è un fisiologico ritorno di volatilità sui mercati del reddito fisso, dopo un periodo di bonaccia che dura da molti mesi. Sono convinto che i trend strutturali di superamento della crisi dell’euro non siano messi in discussione dal ritorno di un normale ciclo di variabilità delle quotazioni, favorito dall’imminenza delle elezioni politiche in Italia», aggiunge Rocco Bove, specialista delle gestioni a reddito fisso di Kairos Partners, una società di gestione del risparmio che ha sviluppato una forte competenza nel segmento delle gestioni alternative.
Secondo i gestori, ciò che temono maggiormente i mercati in questa fase di attesa preelettorale, è un esito incerto della competizione politica che consegni un Parlamento incapace di esprimere una maggioranza coerente. O peggio ancora dominato dalle forze politiche di ispirazione populista.
Di fronte a questi rischi e al conseguente aumento della volatilità, riprende quota l’opzione di diversificare una parte del portafoglio in obbligazioni societarie.
Idee
«I corporate bond italiani non sono molto più appetibili dei titoli di Stato. Emissioni che noi apprezziamo, come quelle di Atlantia, di Telecom Italia o di Snam hanno rendimenti in linea o addirittura inferiori rispetto ai titoli di Stato di pari durata. Tuttavia queste obbligazioni offrono il vantaggio di avere degli asset reali sottostanti e per questo, storicamente, si sono dimostrate più difensive rispetto ai titoli di Stato e ai bond bancari», spiega Mauceri.
Uno dei limiti principali che incontra il risparmiatore privato nell’acquisto delle emissioni societarie è dato dall’elevato importo del taglio minimo investibile, che nelle emissioni più recenti — molto numerose a partire da settembre 2012 — è stato quasi sempre di centomila euro. Secondo i gestori, dunque, allo scopo di diversificare correttamente il rischio è opportuno scegliere il veicolo dei fondi di investimento specializzati.
Quanto alla parte centrale del portafoglio in titoli di Stato, i fund manager hanno opinioni divergenti. «Rimanendo su scadenze di due o tre anni si usufruisce dell’ombrello di protezione degli acquisti della Bce in caso di crisi», sottolinea Bove. Mentre secondo gli specialisti di Augustum Opus, in caso di risalita del rendimento del Btp a dieci anni verso il 5%, in ottica più speculativa, «conviene acquistare il debito di lungo termine».

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